Il messaggio del vescovo: "La Resurrezione cambia il futuro, ma anche il presente. Viviamo in modo nuovo"

Nell’omelia pasquale monsignor Marconi invita a camminare con fede ogni giorno. "Invece di immaginare di andare verso la morte pensiamo di avvicinarci al passaggio a una pienezza eterna".

Il messaggio del vescovo: "La Resurrezione cambia il futuro, ma anche il presente. Viviamo in modo nuovo"

Il messaggio del vescovo: "La Resurrezione cambia il futuro, ma anche il presente. Viviamo in modo nuovo"

Carissimi fratelli Buona Pasqua, questo è l’augurio che ci scambiamo oggi, ma cosa c’è di davvero buono nella Pasqua? Questo giorno cosa cambia della nostra vita e di quella del mondo? È una domanda diretta e semplice che non possiamo sfuggire, se non vogliamo contraddire la nostra vocazione di cristiani. Infatti, fin dal nostro Battesimo, Dio ci ha donato la fede pasquale, la fede nella resurrezione di Gesù, costituendoci allo stesso tempo testimoni di fronte al mondo di questo fatto di salvezza. Come dice la Lettera ai Romani (6,3-4): noi tutti siamo stati battezzati, immersi, nella morte e nella resurrezione di Gesù, perché "anche noi possiamo camminare in una vita nuova".

La resurrezione del Signore, che annunciamo come fatto certo e vero, non ci lascia come prima, ma ci apre un nuovo percorso di vita, un cammino di vita nuova e fin da ora. Da ora possiamo camminare in una vita nuova, dice Paolo ai Romani e non solo in futuro, dopo la morte. La resurrezione è un fatto che ci cambia la vita fin da ora, dice perciò l’annuncio pasquale. Ma come?

Cosa sia stata la resurrezione, lo raccontano i testimoni di cui ci parla il Vangelo. Ed è bene guardarli questi testimoni: Maddalena era una donna salvata da Gesù, che a lui doveva la sua vita nuova e una rinnovata dignità donata dal suo perdono. Che lei dica in giro che Gesù le è apparso vivo dopo la sua morte in croce, potrebbe essere una allucinazione creata dall’amore e dal dolore, ambedue infiniti, che avevano scavato il cuore. Questo, infatti, è ciò che subito pensano i dodici Apostoli. Che creda nella resurrezione il giovane apostolo Giovanni, poco più che adolescente, grande sognatore come tutti giovani, non è ancora una prova solida del fatto. Ma la fede di Pietro nella risurrezione non si può mettere da parte facilmente. Pietro non era né una donnetta sensibile, né un giovanotto illuso. Pietro per più di venti anni aveva fatto il pescatore, di notte, nell’acqua fredda del lago di Galilea. Le sue mani, a forza di tirare le reti ghiacciate nel buio, erano piene di calli, grandi come badili e dure come la pietra. Con quelle mani, impugnando una mazzetta da muratore, a Cafarnao aveva squadrato una ad una le pietre di basalto nero dei fondamenti della sua casa. Le ho viste, si intuisce ancora bene la forza dei colpi con cui furono scolpite.

Se uno come Pietro dice che ha visto, toccato, udito parlare Gesù vivo, dopo la sua resurrezione, non sono favole. Se su quel fatto si è messo in cammino, ha vinto tutte le paure che lo avevano fatto fuggire durante la passione, che lo avevano portato è giurare e spergiurare: "non conosco quest’uomo", significa che ciò che ha visto, ciò che ha toccato con mano, non era un sogno. Pietro e gli altri testimoni della resurrezione sono morti per non rinnegare questa fede. Ed era gente che aveva paura di morire, come tutti. Ma quell’incontro e scontro con il fatto di Gesù risorto, vivo di una vita nuova, concreta e vera, eppure del tutto nuova, li aveva cambiati nel profondo ed ora la morte non aveva più potere su di loro, la paura di morire ora si infrangeva sulla durezza di un fatto: c’è una vita nuova, che Gesù già vive e che ha promesso di donarci.

Questo cambio del futuro cambiava anche il presente. Non è la stessa cosa camminare nel tempo pensando di andare ogni giorno di più verso la morte ed il nulla, o verso un incontro ed un passaggio, che per quanto di passione e di croce, sfocerà però in una nuova pienezza di vita.

È così che la resurrezione cambia non solo il nostro domani, ma anche il nostro oggi. È come avviene nell’arte: quando cambiamo lo sfondo, la prospettiva di un dipinto, ogni particolare prende nuova luce e nuovo senso. Questo è essere cristiani. D’altra parte, Gesù, lungo tutta la sua vita, aveva costantemente e sempre annunciato un fatto, un evento vicino che avrebbe mostrato che Dio non lascia il mondo nelle mani del male e della morte, ma viene a regnare, viene a reggere il mondo, viene a condurre la storia verso la salvezza.

Questo fatto, che ha dato prova certa dell’inizio del Regno di Dio, è stata la resurrezione di Gesù. C’è un mondo nuovo, una vita nuova, la vita della resurrezione, che ci attende. Se lo crediamo, la vita da oggi cambia prospettiva: non si pesa più sulla bilancia della ricchezza, del successo, del potere. Queste sono tutte cose che finiranno. La vita si pesa e si giudica invece, su quello che resterà nella vita risorta, e che sarà per sempre: la giustizia, l’amore, la pace. Il grande monaco cistercense del dodicesimo secolo, San Bernardo di Chiaravalle, davanti ad ogni scelta piccola o grande di cui è costellata la vita, si faceva una sola domanda: "Quid hoc ad aeternitatem", quanto vale questa cosa nella prospettiva della vita eterna? Questa è la domanda da farsi per camminare nella vita nuova iniziata dalla resurrezione. Questo significa oggi e sempre augurarsi buona Pasqua.

* Vescovo di Macerata