Itinerario ricciano: "Lapide e targa, tanta confusione. La città non lo merita"

Il professor Mignini interviene sul percorso che disorienta cittadini e turisti

Itinerario ricciano: "Lapide e targa, tanta confusione. La città non lo merita"
Itinerario ricciano: "Lapide e targa, tanta confusione. La città non lo merita"

Torniamo a parlare dell’itinerario ricciano perché ogni maceratese, o turista che sia, non può non rimanere disorientato dal fatto che in vicolo Ferrari, a poca distanza l’una dall’altra, ci siano una lapide che indica la casa natale di Matteo Ricci, e una targa - installata di recente - in cui si formulano diverse ipotesi sul luogo natio del gesuita maceratese, smentendo il contenuto della lapide. Per cercare di capire abbiamo ascoltato il professor Filippo Mignini, che tutti riconoscono essere un’autorità in materia. La sintesi è nel sito dell’Accademia dei Lincei, di cui Mignini fa parte dal 2021: "Da oltre vent’anni studia e promuove la figura e l’opera di Matteo Ricci, di cui dirige la pubblicazione delle Opere presso Quodlibet. Direttore dell’Istituto Ricci (2001-2011), ha curato diverse grandi mostre sul gesuita maceratese, con relativi cataloghi, tra cui Macerata 2003, Roma e Berlino 2005, Pechino, Shanghai, Nanchino e Macao 2010. L’esposizione di Macao è stata visitata ufficialmente dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nel 2011 ha curato un’esposizione ricciana al Parlamento europeo".

"Finora mi sono rifiutato di esprimere pubblicamente la mia opinione sul nuovo percorso ricciano. Ciascuno ne giudichi come può. Non posso però esimermi dal dichiarare il mio pensiero rispetto al testo della targa numero 9, ’Casa Angelelli’", risponde Mignini. Nella targa si legge: "In questa casa del XIII secolo ipotesi recenti sembrano individuare l’abitazione in cui il 6 ottobre 1552 sarebbe nato Matteo, figlio di Gian Battista Ricci e Giovanna Angelelli. Di certo la casa appartenne alla famiglia materna. Altre tradizioni hanno ravvisato la casa natale del Ricci nel fabbricato ai numeri civici 9-11 della vicina piazza Cesare Battisti, dove nel 1983 fu posta una lapide, o nel Palazzetto Ricci Quarantotti presso la strada Piana, oggi via Crescimbeni, civici 53-55, appartenuta al fratello di lui, dove il Gesuita è menzionato in una lapide del XVII secolo".

Spiega Mignini: "L’anonimo estensore di queste righe pone sullo stesso piano tre ipotesi sulla casa natale e afferma una certezza. Non sembra conoscere che la terza ipotesi è stata già da molti anni esclusa perché quella casa fu acquistata dal fratello canonico di Ricci - Antonio Maria - nel 1616, quando Matteo era morto già da sei anni e non poteva quindi esserci nato. Sembra anche ignorare che il palazzo di piazza Cesare Battisti, su cui fu posta una lapide che ricordava il quarto centenario dell’ingresso di Ricci in Cina, non esisteva nel 1552: prudentemente - infatti - gli estensori del testo non scrissero "in questa casa", ma "in questo luogo", riferendosi a quella parte di città. Quanto all’ipotesi che viene nominata per prima, cioè che la casa natale di Ricci, appartenuta alla famiglia Ricci, fosse quella che ora si estende tra i numeri 4-10 di vicolo Ferrari, non ho nulla da dire, perché credo di averne documentato l’alta probabilità, se non la certezza, nel libro del 2020 "Matteo Ricci. La famiglia, la casa, la città", frutto di anni di ricerche d’archivio. Ciò di cui sono invece persuaso, è che l’unica certezza affermata nella targa, cioè che quella casa appartenne alla famiglia materna degli Angelelli, sia falsa. Essa infatti non corrisponde alla descrizione di nessuna delle due case vendute da Giovanni Angelelli a Rocco Mozzi il 22 giugno 1558, mentre corrisponde perfettamente alla descrizione che ne fa lo stesso Battista Ricci, padre di Matteo, nell’atto notarile di suddivisione della casa con il fratello Terenzio convivente, risalente al 21 febbraio 1553, quando Matteo aveva sei mesi".

"So bene che la scheda Siprac del catalogo regionale – sottolinea Mignini – attribuisce la casa alla famiglia Angelelli, e potrei anche spiegare come è nato l’equivoco, risalente almeno al 1975; ma non ho lo spazio per farlo. Nel settembre 2021 ho trasmesso alla Regione annotazioni affinché quella attribuzione venisse corretta. Non so se queste annotazioni siano state allegate alla scheda, come mi era stato assicurato. So però, come può intendere anche un bambino, che questa targa non può coesistere con la lapide apposta nel 2020 sopra il portale della casa. Si decida o di togliere la lapide o di modificare la targa. Mantenerle entrambe è una forma di autolesionismo di cui Macerata non ha bisogno".