La battaglia dell’acqua È muro contro muro, ma si fa strada l’ipotesi di un compromesso

Il centrodestra vuole una gestione diretta da parte dei Comuni, mentre il centrosinistra spinge per creare una società consortile. Ma la legge prevede una terza via che metterebbe tutti d’accordo.

La battaglia dell’acqua  È muro contro muro,  ma si fa strada l’ipotesi  di un compromesso
La battaglia dell’acqua È muro contro muro, ma si fa strada l’ipotesi di un compromesso

di Franco Veroli

La costituzione di un gestore unico per il servizio idrico integrato è una partita molto importante perché riguarda un bene primario, quale è l’acqua, che va garantito a tutti i cittadini. E deve essere giocata con questo scopo, non certo per fini politici di parte. Per arrivare ad un gestore unico, senza il quale il servizio (un volume d’affari di 80 milioni di euro) andrà a gara e potrà finire in mani private, si ipotizzano due soluzioni: una che vede la gestione diretta da parte dei Comuni e, quindi, dei sindaci – soci della società (quella definita di primo livello); un’altra che prevede la nascita di una società consortile frutto della "fusione" degli attuali gestori, mentre la politica eserciterebbe una funzione di indirizzo. La differenza è sostanziale: la società di primo livello, partecipata interamente dai Comuni, costituisce un nuovo affidamento, e questo comporta il fatto che le vecchie gestioni vanno remunerate sei mesi prima, in particolare per indennizzare gli investimenti non ammortizzati). E, poi, ci sono le necessità di partenza. A conti fatti, siamo complessivamente su una cifra nell’ordine di 300 milioni di euro. C’è chi, con un’espressione forte, sostiene che questa soluzione sarebbe un "bagno di sangue", in particolare per i comuni più piccoli, che sarebbe chiamati a sborsare ingenti somme di denaro che non hanno o che metterebbero in crisi i loro bilanci. La possibilità di coprire questi costi facendo ricorso ad un prestito bancario da ammortizzare in tempi lunghi appare ugualmente difficile da praticare e, in ogni caso, sarebbe inevitabile la ripercussione sulle tariffe, che subirebbero un significativo aumento (anche 3040%). Con una società di secondo livello, invece, sarebbe garantita la continuità della governance, senza che i Comuni si espongano a pesanti rischi, lasciando alla politica il suo compito, che è quello di definire gli indirizzi programmatici, senza che però si occupi della gestione diretta del servizio. La prima ipotesi è sostenuta dal centrodestra, la seconda dal centrosinistra e, al momento, lo scontro sembra totale.

Sullo sfondo, però, c’è chi sta lavorando ad una soluzione diversa da entrambe queste soluzioni, una terza via che sarebbe possibile in base alle norme esistenti, e che potrebbe mettere tutti d’accordo. Un obiettivo, però, non semplice. Vale la pena ricordare che la gestione del servizio idrico è stata sempre unitaria, nel senso che gli schieramenti politici hanno sempre fatto scelte concordate, anche per quel che riguarda l’assetto dell’Ato.