La carenza di personale "Sbloccare il tetto di spesa"

Carloni di Sinistra Italiana: dopo anni di tagli, che niente hanno a che vedere con la razionalizzazione, i nodi vengono al pettine a danno dei cittadini.

La carenza di personale  "Sbloccare il tetto di spesa"

La carenza di personale "Sbloccare il tetto di spesa"

di Franco Veroli

"Credevamo che la pandemia di Covid ci avesse insegnato qualcosa sulla necessità del rilancio del Servizio Sanitario Nazionale, il solo che può realmente garantire il diritto costituzionale alla salute. Invece - se possibile - rischiamo di perderlo. Mancano 30mila medici e 300mila tra infermieri e altro personale sanitario. Nella Ast di Macerata è paradigmatico il caso di Pediatria, dove al bando per quattro pediatri un solo medico ha accettato l’incarico. Si deve quindi ricorrere alle cooperative. Questa spesa non rientra in quella per il personale, ma in quella per beni e servizi, così si riduce la possibilità di investire su nuovi servizi o su nuove tecnologie". E’ il grido d’allarme lanciato da Maria Teresa Carloni, del coordinamento di Sinistra Italiana Macerata. "Dopo anni di tagli lineari alla sanità – prosegue – che niente hanno a che vedere con la razionalizzazione, i nodi vengono al pettine: mancanza di personale, attività di prevenzione e servizi di salute mentale non finanziati a dovere, riabilitazione quasi del tutto gestita dai privati, liste di attesa lunghissime che costringono i cittadini a rivolgersi ai privati a pagamento o a rinunciare alle prestazioni". Eppure i cittadini pagano di tasca propria circa 40 miliardi per avere prestazioni sanitarie, a fronte di 120 miliardi di spesa sanitaria pubblica. "Da anni – evidenzia la Carloni - c’è un tetto alla spesa per il personale sanitario che non può superare la spesa del 2004 meno l’1,4%. Tutto ciò, insieme al numero chiuso per accedere a Medicina e al numero insufficiente dei corsi triennali per i medici di base, ha portato alla disperata ricerca di medici, specialmente anestesisti e per i Pronto Soccorso, che non ci sono. Di qui ritmi di lavoro insostenibili, ferie non godute, aggressioni di pazienti esasperati e, alla fine, abbandono del posto di lavoro e passaggio al privato e alle cooperative". Molti giovani medici vanno all’estero, dove hanno maggiori soddisfazioni sia a livello professionale che retributivo, mentre qui da noi si ricorre ai medici "gettonisti" che costano fino a tre volte di più dei medici dipendenti. "E’ fondamentale aumentare il Fondo sanitario nazionale, sbloccare il tetto di spesa per il personale, investire sui servizi territoriali integrati con i servizi sociali", conclude la Carloni. "Decisiva è la presenza dei medici di base che potranno lavorare in un contesto di equipe con specialisti, infermieri e assistenti sociali".