L’acqua è un bene da difendere: "Ridurre i rischi e i consumi"

Seminario del Pd sulla sfida dei prossimi anni dopo il cambiamento climatico e il dissesto idrogeologico. Carancini: "Non possiamo più essere solo spettatori". Iesari: "L’Italia è il maggiore utilizzatore".

L’acqua è un bene da difendere: "Ridurre i rischi e i consumi"
L’acqua è un bene da difendere: "Ridurre i rischi e i consumi"

’La sfida dell’acqua’: il Partito Democratico ha discusso la problematica ambientale e idrica ieri mattina all’Asilo Ricci. Vagliando vari aspetti del cambiamento climatico e i suoi risvolti su prelievo e consumo di acqua, gli interventi hanno provato a fare chiarezza sui numeri proponendo possibili soluzioni. Con il coordinamento di Mirella Gattari, del gruppo di lavoro ambiente, gli interventi sono stati quelli di Mario Iesari, Augusto Curti, Mauro Grassi, Romano Carancini, David Belfiore, Carlo Brunelli e Stefano Francia prima delle conclusioni di Angelo Sciapichetti. Iesari si è concentrato sui numeri riguardanti lo stress idrico e il dissesto idrogeologico: "Nell’area mediterranea la temperatura media, in conseguenza all’emissione di gas serra, sta crescendo molto di più rispetto ad altrove - ha spiegato -, con conseguenze pesanti sulla siccità, che rischia di verificarsi in futuro quattro volte più frequentemente rispetto ad oggi. L’Italia è il maggior utilizzatore di acqua in Europa, con 39 miliardi di metri cubi annui. L’agricoltura la utilizza per il 41%, seguito dagli usi civili, dall’industria e dall’idroelettrico". Il deputato Augusto Curti, componente della commissione ambiente, ha parlato di scelte politiche e prospettive: "Questo governo è negazionista nei confronti del cambiamento climatico. Fra i primi provvedimenti presi, sono stati tolti 14 miliardi dei fondi destinati alle politiche per la transizione ecologica. Nel 2020 sono stati immessi nella rete idrica 8,1 miliardi di metri cubi d’acqua, ma quelli erogati sono stati 4,7. Il governo Draghi stanziò 900 milioni di euro per ridurre del 15% la perdita. La problematica idrica va reinserita all’interno del bilancio dello stato. É un tema sparito da tempo". Romano Carancini, consigliere regionale, ha presentato alcune riflessioni sul ruolo delle amministrazioni locali per affrontare la sfida dell’acqua: "Le comunità devono rendersi conto di quello che stiamo affrontando. La situazione è drammatica, una precondizione decisiva per le scelte politiche che vanno prese. Occorre un salto di qualità. A livello di emissione gas serra, abbiamo ridotto del 20% negli ultimi 40 anni. Di questo passo, gli obiettivi previsti per il 2050 saranno raggiunti nel 2220. Un ritardo pazzesco. Non possiamo più essere spettatori. La modifica dell’articolo 9, che tutela la biodiversità, e dell’articolo 41, che riguarda le imprese, è un passaggio di coscienza importante". L’intervento di Mario Grassi, direttore della fondazione Earth and Water Agenda, ha ragionato sulle strategia per ridurre i rischi e preservare la risorsa. David Belfiore e Carlo Brunelli hanno parlato dei contratti di fiume e Stefano Francia, presidente del consorzio di bonifica della Romagna, ha presentato il ruolo dell’agricoltura.