L’inverno anomalo. Il verde di primavera e le culture in fiore invece di freddo e neve

Il meteorologo Tognetti: "È stata la stagione autunnale più calda degli ultimi sessant’anni nelle Marche. Da questo weekend scenderanno le temperature di quatto o sette gradi rispetto alla media del periodo".

L’inverno anomalo. Il verde di primavera e le culture in fiore invece di freddo e neve

L’inverno anomalo. Il verde di primavera e le culture in fiore invece di freddo e neve

Metà della pioggia che cade di media in questa stagione, il vento, e la temperatura più calda mai registrata negli ultimi 60 anni nelle Marche: così ci ritroviamo circondati da un verde primaverile sui campi, in pieno inverno. I cambiamenti climatici sono sotto osservazione speciale dai tecnici dell’Amap, l’Agenzia per l’innovazione nel settore agroalimentare e della pesca.

"Una stagione anomala – spiega il meteorologo di Amap, Danilo Tognetti –. Da settembre si registrano temperature elevate, tranne una piccola parentesi più fredda tra novembre e dicembre. La stagione autunnale è stata la più calda negli ultimi 60 anni nelle Marche, e il 2023 si è chiuso con il record di temperatura, 15,5 gradi, mai raggiunto prima. Finora, il più caldo era stato l’anno scorso, con 15 gradi. È stato un biennio eccezionale. L’alta pressione di origine sub tropicale, supportata dall’aria calda nordafricana, ha invaso il Mediterraneo ed è rimasta per periodi prolungati. Quando ci sono state perturbazioni atlantiche, hanno raggiunto solo il versante tirrenico. L’aria dall’Atlantico non è freddissima, e poi arrivando al limite spesso ha finito per risucchiare l’aria calda nord africana". Così il termometro non si è neanche avvicinato allo zero. "A settembre, ottobre e dicembre poi ha piovuto pochissimo. A settembre si sono registrati 37 millimetri di pioggia, a ottobre 27, a novembre 108 e a dicembre 24 millimetri, contro la media di 80 millimetri. Il dato annuale è vicino alla media, ma per le piogge abbondantissime di maggio e giugno".

La buona notizia è la perturbazione prevista per questo fine settimana, di origine nord atlantica, che "dovrebbe creare un vortice sul Tirreno e poi sull’Adriatico, e qui richiamerà l’aria fredda dai Balcani. Da domenica dovrebbero scendere le temperature, e i primi giorni della prossima settimana dovremmo avere un freddo più intenso con 4 o 7 gradi sotto alla media. Ma l’eccezionalità è il caldo di questi giorni".

Eccezionalità che ha ricadute preoccupanti sulle colture. "In effetti il caldo ha prolungato il periodo vegetativo delle specie arboree, rallentato e posticipato la caduta delle foglie, come nel caso dei fruttiferi – conferma Angela Sanchioni, agronomo Amap -. Le temperature non hanno consentito il fermo delle colture sempreverdi, che continuano a vegetare senza metter in atto gli adattamenti per l’inverno, con il rischio di gelata nel caso di bruschi abbassamenti termici. Le colture erbacee, in special modo i cereali, stanno vegetando ma con un accrescimento lento per la carenza di piogge: nei primi strati di terreno c’è poca acqua. Poi il vento ha aumentato l’evaporazione, con un’ulteriore perdita di acqua. Anche le colture ortive hanno subito l’andamento anomalo delle temperature; alcune continuano a vegetare senza raggiungere lo stadio ottimale per la raccolta, come la chiusura del cespo per i radicchi o la formazione del fiore per i cavolfiori o della testa per le verze. In alcuni casi è stata necessaria l’irrigazione". Il paesaggio verdeggiante è dato anche dalle colture come l’erba medica, "che continuano a vegetare". Inoltre senza freddo proliferano fitofagi e parassiti, che saranno un problema in primavera.