Lo stop al reddito di cittadinanza "Tante famiglie lasciate senza nulla"

In provincia oltre 2.500 percettori: a 320 di loro è già arrivato l’sms di sospensione. La Cgil: molti nel limbo

Lo stop al reddito di cittadinanza  "Tante famiglie lasciate senza nulla"
Lo stop al reddito di cittadinanza "Tante famiglie lasciate senza nulla"

di Franco Veroli

Secondo i dati più aggiornati dell’Inps, nel 2023 in provincia di Macerata sono 2.582 i nuclei percettori del reddito di cittadinanza (nel 2022 erano 3.676 e coinvolgevano 8.045 persone), con un assegno medio di 528,77 euro. Gli sms inviati alla data di ieri con cui si comunicava la sospensione del reddito sono 320, il 12,4% rispetto al totale. "Prendiamo atto del dato Inps, anche se a giudicare dalle telefonate che abbiamo già ricevuto i residenti della provincia interessati alla sospensione sembrano molti di più. Bisogna anche capire se l’invio degli sms è concluso o continua", sottolinea Maria Elena Fermanelli, della segreteria provinciale della Cgil, con delega al mercato del lavoro. "Resta il fatto – prosegue – che dall’oggi al domani oltre trecento famiglie sono rimaste escluse, restano senza nulla. Gli altri, quelli che non risultano occupabili (disabili, minori, anziani, ecc.) continueranno a percepire il reddito fino alla fine dell’anno, per essere poi sostituito dall’assegno di inclusione sociale dal 1° gennaio 2024".

Secondo la Fermanelli, comunque lo si giri, si tratta di un provvedimento contro i poveri. "Si sono spesso enfatizzati casi di furbetti che producendo informazioni false hanno avuto il reddito di cittadinanza – evidenzia –, ma non si può generalizzare. La maggior parte delle persone che hanno avuto accesso a questo beneficio sono persone in condizioni economiche di profondo disagio. Prova ne sia il fatto che chi si è visto sospendere il reddito ci chiede cosa possa fare". Una possibilità c’è, ma è estremamente complessa e piena di incognite e, comunque, con un importo più basso. "Chi ha perso il reddito ed è giudicato occupabile (dai 19 ai 65 anni) – continua la Fermanelli – deve inserirsi in percorsi formativi attraverso una piattaforma che, tra l’altro, ancora non è attiva. In questo periodo riceverà 350 euro al mese per un anno. Dopo di che, una volta formato, si vedrà se ci sarà la possibilità di lavorare oppure no. Intanto c’è da evidenziare che queste persone per un tempo indefinito (un mese, due o tre?) saranno nel limbo, in attesa che le procedure previste per la formazione siano perfezionate, senza alcun sostegno economico". In ogni caso, anche quando l’offerta di lavoro dovesse eventualmente arrivare, la situazione si presenta comunque problematica. "Nel caso di un contratto a tempo determinato, la proposta viene ritenuta congrua fino a una distanza di 80 chilometri, oppure se si hanno figli al di sotto dei 14 anni. Ma se l’offerta è a tempo indeterminato la proposta di lavoro è congrua su tutto il territorio nazionale, da Nord a Sud. Accettare qualsiasi lavoro, ad una distanza importante dalla famiglia e, magari, con un reddito che non copre neanche le spese non è cosa semplice". Secondo Fermanelli ci sono persone "lavorativamente valide" solo sulla carta, persone singole che vivono in condizioni di estremo disagio. "Essere poveri non è una colpa", conclude la sindacalista. Intanto la direzione regionale Inps comunica che "le disposizioni transitorie prevedono che, per alcuni nuclei familiari non attivabili al lavoro (e comunque non oltre il 31 ottobre) possa pervenire una comunicazione di presa in carico da parte dei servizi sociali". Per questi nuclei" la fruizione del reddito di cittadinanza potrà proseguire, senza il limite delle sette mensilità e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2023". L’ipotesi della presa in carico non riguarda i nuclei familiari i cui componenti sono stati avviati ai Centri per l’Impiego, per i quali dal primo settembre 2023 sarà possibile accedere alla nuova misura del Supporto per la formazione e per il lavoro (Sfl).