Mafia, il mea culpa di Benedetti "Sono stata fraintesa, chiedo scusa"

La consigliera di Fratelli d’Italia: intervento formulato in maniera poco felice, la legalità al primo posto

Mafia, il mea culpa di Benedetti  "Sono stata fraintesa, chiedo scusa"
Mafia, il mea culpa di Benedetti "Sono stata fraintesa, chiedo scusa"

di Paola Pagnanelli

"Chiedo scusa per aver ferito la sensibilità di alcuni, le mie parole non vanno lette nel senso di una accettazione di un sistema malavitoso ma, viceversa, di una ferma condanna di tale sistema". Così Lorella Benedetti, consigliera comunale di Fratelli d’Italia, replica dopo gli attacchi ricevuti da Sinistra italiana e M5S. Nei giorni scorsi, quando in consiglio si discuteva della possibilità di intitolare una via a Silvio Berlusconi, l’opposizione aveva evidenziato qualche ombra sul defunto leader di Forza Italia. E Benedetti aveva voluto replicare: "Berlusconi può aver avuto contatti con la mafia all’epoca in cui in Sicilia si facevano saltare i ripetitori Mediaset. La mafia voleva essere pagata per non farli saltare e forse avrà utilizzato Dell’Utri il quale, da buon siciliano, sapeva a chi rivolgersi per trattare. Se questo si considera reato allora sarebbero dovuti essere rinviati a giudizio un bel po’ di imprenditori italiani, perché tutti sanno che, per quieto vivere, si deve arrivare a compromessi per operare in Sicilia". Parole che hanno sollevato un’onda di proteste, arrivata fino al Parlamento. "Mi dispiace essere stata fraintesa rispetto al significato attribuito ad alcune frasi estrapolate, in modo strumentale, dal mio discorso – ha detto lei ieri –. La mia voleva essere solo l’analisi di una situazione complessa che, personalmente e da rappresentante di Fratelli d’Italia, ho sempre condannato e che ha costituito uno dei motivi che mi hanno portato ad aderire a FdI, un partito che della lotta alla mafia ha fatto uno dei punti cardine. Tanto che nella mia città il 30 giugno, fortemente voluto dal circolo della città, è stato organizzato il convegno "Onda tricolore contro le mafie".

Come si spiega le polemiche?

"M5S e Sinistra italiana hanno pensato di avere qualcosa da dire. Ma hanno estrapolato solo una parte del discorso. Io volevo solo contestare le affermazioni fatte il giorno precedente dai banchi dell’opposizione".

Cosa aveva detto lei?

"Avevo premesso che non avevo mai votato Berlusconi o Fi, ma volevo rispondere in particolare a Cicarè, che con le sue parole istiga alla violenza e all’odio. Lui in consiglio ha detto "mi auguro che qualcuno possa segare il palo con affissa l’intitolazione a Berlusconi": questo per me è un reato e invece ci si è passati sopra".

Non sarebbero reati anche quelli che, secondo il suo discorso, avrebbero commesso Berlusconi, Dell’Utri e gli imprenditori in Sicilia, facendo accordi con la mafia?

"Io non ho detto che Berlusconi lo abbia fatto. Ma è purtroppo risaputo che il sistema è quello. Ho fatto un’ipotesi, non sono io il giudice. Io non giustifico quella situazione e non voglio gettare discredito su Falcone e Borsellino. La mafia va contrastata in tutto e per tutto".

Però lei in consiglio ha detto che tutti fanno così in Sicilia e nessuno poteva essere accusato per questo.

"Presumibilmente purtroppo tanti fanno così. Ma vanno elogiati quelli, molti, che hanno il coraggio di non accettare il sistema mafia, qualcuno ci ha pure perso la vita. Mi sento sottoposta a un processo mediatico per aver detto cose che non penso affatto".

Allora forse ha espresso male quello che pensa?

"Magari non è stata formulazione felice. È reato fare accordi con la mafia, per il mafioso e per chi sta ai suoi voleri. Ho pure chiesto scusa. Anche per il lavoro che faccio per me la legalità è al primo posto".