Nei centri con meno di 5mila abitanti. Uffici postali: raffica di chiusure

Stefano Tordini della Cgil: "La nostra provincia è quella più esposta, specie dopo la desertificazione bancaria"

Nei centri con meno di 5mila abitanti. Uffici postali: raffica di chiusure

Nei centri con meno di 5mila abitanti. Uffici postali: raffica di chiusure

"Buona parte dei 406 uffici postali delle Marche rischia la chiusura. Una mappa non è ancora stata resa nota, ma la nostra provincia è quella più a rischio, poiché la mannaia si abbatterà soprattutto nei centri al di sotto di 5mila abitanti, che nel Maceratese sono davvero tanti". E’ quanto denuncia Stefano Tordini, della Cgil di Macerata, evidenziando che i primi a sparire sarebbero quelli nelle aree più disagiate, in particolare quelle dell’entroterra colpite dal terremoto del 2016.

"Una riduzione del servizio – evidenzia Tordini - che va ad aggiungersi alla progressiva desertificazione bancaria, visto che cresce continuamente il numero dei Comuni della provincia rimasti senza una agenzia o filiale bancaria, ormai un terzo del totale. Niente ufficio postale, niente banca, con effetti pesanti per tutti, in particolare per gli anziani e i soggetti fragili. E nei piccoli centri, in particolare quelli dell’area montana, la quota di popolazione anziana è molto alta e ha poca dimestichezza con il digitale. Non possono essere abbandonati. E, poi, bisogna considerare anche i possibili effetti sull’occupazione, da anni in calo".

La preoccupazione per la chiusura degli uffici postali, in realtà, esiste da diverso tempo accompagnata da una significativa contrazione degli organici, che nelle Marche dal 2016 ha visto diminuire il personale di più di 800 unità, passando da 3.657 a 2.821, una riduzione dell’organico di quasi il 20%. "Ma ora la preoccupazione è fortemente aumentata – incalza Annalisa Marini, coordinatrice regionale servizi postali, Slc Cgil Marche – poiché il Governo ha deciso di vendere le quote azionarie dell’azienda. L’ingresso di ulteriori capitali privati impone le logiche del profitto, con la rincorsa al contenimento dei costi e conseguenti ulteriori tagli al personale e chiusura degli uffici postali, soprattutto nelle aree periferiche e nei piccoli comuni della nostra regione".

Per questo il sindacato ha deciso di scrivere una lettera aperta alla cittadinanza, per illustrare tutti i disagi legati a questa scelta che rischia di svendere l’azienda ad interessi privati. "Siamo pronti alla mobilitazione. Già nei prossimi giorni attueremo presidi davanti alla sedi delle Poste nei maggiori centri della provincia. Vogliamo difendere il ruolo pubblico di Poste Italiane che con i suoi i 12.755 uffici postali, distribuiti su tutti i 7.896 Comuni, assicura la presenza dello Stato in ogni angolo della penisola. E vogliamo evitare che l’immenso archivio di dati personali dei cittadini e il risparmio di milioni di famiglie, gestiti in modo ‘sicuro’ da Poste, finiscano nelle mani della speculazione privata", conclude Tordini.