Nessun noleggio di borse false: Ciccioli assolta

La donna era finita in tribunale con l’accusa di ricettazione e commercio di prodotti contraffatti, ma davanti al giudice ha dimostrato la sua innocenza.

Nessun noleggio di borse  false: Ciccioli assolta

Nessun noleggio di borse false: Ciccioli assolta

Era stata accusata di noleggiare borse false spacciandole per griffate, e persino il programma "Striscia la notizia" si era occupato di lei. Ma in tribunale la donna, una sangiustese, ha dimostrato di non aver mai commesso alcun reato ed è stata assolta con la formula più ampia. Su tratta di una vicenda che sarebbe avvenuta all’inizio del 2016, quando Laura Ciccioli, responsabile del sito internet "rentfashionbag.com", era stata accusata di ricettazione e commercio di prodotti contraffatti. Una svizzera aveva segnalato di aver comprato più volte dal sito della sangiustese borse e altri articoli firmati Chanel, Louis Vuitton, Tod’s e altri; ma una borsa Chanel, pagata 2.600 euro, si era rotta, e quando lei l’aveva portata al negozio di Milano per farla riparare le avevano detto che era falsa. Così aveva denunciato il fatto prima alla polizia e poi a "Striscia", e in seguito l’inviato Moreno Morello si era presentato a Monte San Giusto. Come raccontato da lui stesso in aula nella precedente udienza, l’inviato non era riuscito a parlare con nessuno, così era andato con la borsa dalla Guardia di finanza, che con una perquisizione aveva sequestrato due borse Celine, tre Longchamp e cinque Chanel, oltre ad alcuni originali certificati di autenticità relativi a borse Chanel, che risultavano rubati nel 2012 a una azienda di Milano. Così in tribunale a Macerata era partito il processo, nel quale la maison di alta moda francese si era anche costituita parte civile. In aula però, difesa dall’avvocato Roberto Catanzaritti, la donna ha dimostrato la sua totale innocenza. Il difensore ha rilevato che non era stato accertato se le borse a casa dell’imputata fossero destinate al noleggio oppure no; inoltre alcuni articoli si erano rivelati originali, altri no, ma con una consulenza fatta solo sulle fotografie.

Per tutti gli articoli comunque, in alcuni casi donati da suo padre a sua madre in occasione di viaggi all’estero, c’erano sempre le ricevute, che attestavano l’acquisto, a prezzi congrui per quel tipo di prodotti, in varie boutique: se le borse erano false, l’imputata ne era del tutto inconsapevole e le aveva comprate convinta che fossero originali. Alla luce di questo, nonostante la procura avesse chiesto la condanna a due anni di reclusione, il giudice Domenico Potetti ha accolto la tesi difensiva e ha assolto l’imputata con formula piena, "perché il fatto non costituisce reato".