Padre Matteo Ricci: libro del vescovo: "È stato un martire dell’amicizia"

Marconi: ha dato una grande testimonianza di amore fino alla morte, era in anticipo culturale di un paio di secoli

Padre Matteo Ricci: libro del vescovo: "È stato un martire dell’amicizia"

Padre Matteo Ricci: libro del vescovo: "È stato un martire dell’amicizia"

Ieri, al seminario diocesano si è tenuta la celebrazione del ventennale della Fondazione internazionale Padre Matteo Ricci. Nel corso dell’incontro è stato presentato il libro del vescovo Nazzareno Marconi, "Macerata Pechino solo andata", edito dalla Elledici.

Monsignor Marconi, Padre Matteo Ricci, in questo suo agile libro, è raccontato con una nuova prospettiva. Ce la spiega?

"Già durante i miei anni di studio e ricerca sulla bibbia avevo sostenuto l’idea, ben fondata dai più moderni studi di filosofia del linguaggio, che la conoscenza di un personaggio storico raggiunge un livello superiore quando lo studioso e il personaggio condividono comuni esperienze umane, come la cultura, la formazione, il territorio, la fede religiosa".

Fra padre Ricci e lei esiste, quindi, una sorta di empatia?

"La conoscenza dell’umano si fa con la mente, ma anche con il cuore e con la condivisione della vita. Chi non vive queste cose, fatica di più a intuire come Padre Matteo vivesse certe esperienze che la ricerca storica ci trasmette e soprattutto a leggere con intima empatia ciò che questo grande autore ha scritto su Dio e sull’umanità. Padre Matteo era un teologo e un profondo credente, oltre tutte le sue altre competenze culturali, e questo indirizzava il suo sguardo sulla storia e sulle persone in una prospettiva che sarebbe poco saggio ignorare".

Come mai il riconoscimento delle doti spirituali di Padre Matteo ha richiesto un tempo così lungo da parte della Chiesa?

"Il popolo di Dio che lo ha conosciuto bene, sia in Cina che dentro la Compagnia di Gesù, non ha mai dubitato della sua santità, come ha abbondantemente chiarificato l’indagine svolta durante il processo di Beatificazione che ha raggiunto ormai il significativo arrivo del Decreto di Venerabilità. Questa convinzione popolare per diventare una dichiarazione ufficiale della Chiesa istituzionale si scontra spesso, come in questo caso, con fattori esterni come le persecuzioni politiche contro i gesuiti o la fatica a comprendere un metodo missionario come quello usato da Padre Matteo, che era in anticipo culturale di un paio di secoli rispetto allo stile missionario di allora".

Quindi?

"C’è voluta la lucidità teologica e culturale di Papa Ratzinger nel discorso del 13 maggio 2007 per enunciare con parole moderne il principio cardine del pensiero e dell’azione missionaria di Padre Matteo Ricci: ‘la Chiesa non cresce per proselitismo; cresce per attrazione, l’attrazione della testimonianza’".

Lei scrive in questo libro di Padre Ricci come martire dell’amicizia. Cioè?

"Per i cristiani il martirio è la testimonianza di un amore per Dio e per i fratelli che giunge fino alla morte. La parola martirio, infatti, non significa morire, ma rendere testimonianza. Padre Matteo questa testimonianza di amore, nel registro dell’amicizia, l’ha vissuta lungo tutta la sua vita vivendo da Amico di Dio e da Amico degli uomini. E per essere fedele a questa accoglienza degli amici senza limiti, negli ultimi mesi della sua vita consumò la sua fragile salute incontrando una per una, tantissime persone che volevano conoscerlo. Questo non risparmiarsi per offrire una testimonianza generosa di amicizia aperta a tutti, fu indubitabilmente il motivo della sua morte, avvenuta a soli 58 anni, senza che avesse una malattia specifica a spiegarla".