"Perfetti sconosciuti in versione meno seria"

Valeria Solarino tra i protagonsiti oggi e domani della commedia al ’Lauro Rossi’ "Mai avevo fatto un lavoro così corale". Ama il tennis e tifa Nadal nonostante Sinner.

"Perfetti sconosciuti in versione meno seria"
"Perfetti sconosciuti in versione meno seria"

All’inizio si temeva il confronto con un film di grande successo e c’era la paura di deludere le aspettative del pubblico, poi tutto è svanito perché gli spettatori si divertono e li sentiamo molto partecipi". Lo dice Valeria Solarino che è nel cast di "Perfetti sconosciuti" assieme a Dino Abbrescia, Emmanuele Aita, Alice Bertini, Paolo Calabresi e Lorenza Indovina, che oggi alle 21 e domani alle 17 reciteranno al Lauro Rossi di Macerata. "Il testo e le battute sono le stesse del film, tuttavia – aggiunge l’attrice – ci sono tanti fattori che hanno fatto sì che lo spettacolo si trasformasse in un’altra cosa. La recitazione teatrale è diventata più divertente, mentre il film aveva toni più seri e dolorosi, in teatro il dolore si trasforma in qualcosa di più grottesco. Insomma, il tutto ha preso un altro colore pur essendo lo stesso testo e il medesimo regista Paolo Genovese". Il film, che ha lo stesso titolo dello spettacolo teatrale, ha ricevuto due David di Donatello, tre Nastri d’argento ed è entrato nel Guinness dei primati per il più alto numero di remake nel mondo. Un tempo la vita segreta della gente era protetta nella memoria delle persone mentre ora è conservata nella sim di un cellulare. E cosa succederebbe se quella minuscola schedina si mettesse a parlare? Durante una cena, un gruppo di amici decide di fare un gioco della verità mettendo i propri cellulari sul tavolo, condividendo tra loro messaggi e telefonate. Metteranno così a conoscenza l’un l’altro dei propri segreti più profondi.

Solarino, cinema e teatro hanno linguaggi differenti, temeva che qualcosa si perdesse di quanto visto sul grande schermo?

"Avevo paura. In teatro si perde quella parte fatta di sguardi e di reazioni, ma alla fine abbiamo bypassato questo aspetto perché in fondo lo spettatore vede sul grande schermo ciò che inquadra il regista, mentre qui Genovese ha superato questo problema, e funziona molto bene".

Sul palcoscenico avete giocato a carte scoperte, lei ritiene che si possa fare anche nella vita?

"Si può fare tutto, dipende se uno vuole e se è giusto farlo".

In che senso se è giusto farlo?

"In scena mio marito ha un rapporto molto stretto con la figlia e io vengo a scoprirlo grazie a quel gioco; ecco, quel segreto, che non mi sembra brutto, gli permetteva di gestire nel migliore dei modi il rapporto con la figlia".

Cosa le ha dato il suo personaggio Eva?

"La possibilità di vivere il palco con tanti attori perché mai avevo fatto un lavoro così corale".

Cosa le deve scattare quando legge un copione per accettare la proposta?

"Sono diversi gli elementi: la storia, il personaggio e se sento che posso dare qualcosa. Poi è determinante il rapporto con il regista, mi piace che mi racconti il film e in quel momento sento il tono che prenderà. Sono trascorsi 10 anni da ’Smetto quando voglio’ e mi ricordo di non avere capito la sceneggiatura alla prima lettura, ma ascoltando il regista ne ho intuito il talento, un pensiero diverso dal mio e un altro modo di fare cinema. Ecco, tutto ciò mi ha entusiasmato".

Lei è una grande appassionata di tennis e non ha mai nascosto l’ammirazione per Nadal, non è che Sinner possa farla ritornare sui suoi passi?

"L’ho seguito nel match contro Djokovic alle 4.30 ed è un’apertura verso gli altri tennisti, però quando Nadal tornerà in campo tiferò per lui. Un giorno smetterà e quel giorno ne cercherò un altro".

Sinner le piace?

"Molto, moltissimo nella finale contro Medvedev dove ha recuperato sul doppio svantaggio quando sembrava tutto perduto".