Pioggia di telefonate ai sindacati "E adesso come andremo avanti?"

Carnevali (Inas Cisl): non si capisce chi avrà un sostegno con le nuove misure

Pioggia di telefonate ai sindacati  "E adesso come andremo avanti?"
Pioggia di telefonate ai sindacati "E adesso come andremo avanti?"

"È un continuo, di telefonate ne arrivano tantissime. La domanda è sempre la stessa: “E adesso che faccio senza reddito di cittadinanza?“. Anche perché con le nuove misure non si capisce chi le avrà, quando e perché", spiega sconfortata Roberta Carnevali dell’Inas Cisl di Macerata. "Ci sono persone in reale difficoltà, fanno affidamento sul reddito di cittadinanza e magari chiamano anche se arriva con due giorni di ritardo, preoccupate. Per qualcuno era l’unico sostentamento, un modo per tirare avanti". I casi particolarmente critici purtroppo sono numerosi. "Qualcuno siamo riusciti a recuperarlo con il reddito di civiltà, a Macerata, ma altri no. Le persone con i figli a carico sono in difficoltà, ma anche un 60enne con invalidità parziale può trovarsi in mezzo alla strada: nessuno assume una persona non più giovane e non del tutto in forma. Ci rimpalliamo le richieste di aiuto con gli assistenti sociali, ma si potrebbe fare un po’ di più. Abbiamo seguito il caso di una ragazza con una figlia piccola, ha solo un tirocinio di 200 euro dal Comune; dal Comune ha avuto anche una casa, ma come sopravvive una persona con 200 euro al mese? Tutti i giorni sentiamo queste storie". Al momento, spiega Carnevali, l’unica speranza è che i Comuni siano più elastici, soprattutto con alcuni casi limite. "Qualche tempo fa un anziano non riusciva a recuperare i codici perché li mandano tramite cellulare, e lui non ce l’aveva. Alla fine è andato all’Inps e ha dato in escandescenze, così ha rimediato una denuncia penale che sta scontando con i lavori di pubblica utilità, e ha perso il reddito di cittadinanza dopo la denuncia. Anche questo è un paradosso: da persone con una bassa scolarizzazione, in condizioni economiche più che precarie, si pretende che abbiano lo smartphone e lo Spid. Ma avere il cellulare non è obbligatorio. L’assegno di cura per i soggetti fragili si poteva avere solo con lo Spid, ma figuriamoci se un ultraottantenne, allettato, malato, è in grado di farsi l’identità digitale". Il futuro non sembra rassicurante, "tra l’altro nessuno lo dice, ma chi perde il reddito di cittadinanza deve anche richiedere l’assegno unico familiare. Tanti lo scopriranno ad agosto, e perderanno una mensilità".

Paola Pagnanelli