Precari otto contratti su dieci: "Ecco perché i giovani rifiutano"

L’analisi della Uil: su 32mila assunzioni in provincia, solo quattromila sono a tempo indeterminato. Vitale: "Non si riesce a trovare manodopera tra i ragazzi, perché le condizioni sono orientate al ribasso".

Più occupati sì, ma precari. È quanto denuncia la Uil Marche sulla base dell’analisi dei dati dell’Osservatorio del precariato Inps per i primi nove mesi del 2023, nel corso dei quali le aziende della regione hanno assunto 171.895 persone. "Una buona notizia? Non proprio visto che le assunzioni a tempo indeterminato sono appena l’11%, poco meno di 19mila contratti", sottolinea Antonella Vitale, responsabile dell’area mercato e lavoro della Uil Marche. Di questi, quelli in provincia di Macerata sono 4.057, a fronte di 14.044 contratti a termine, 6.318 contratti intermittenti (il cosiddetto lavoro a chiamata), 2.973 contratti stagionali e 4.422 contratti di somministrazione. Questo significa che su circa 32mila assunzioni, in provincia quelle a tempo indeterminato sono appena il 12,75%, mentre le altre toccano quota 87,25%. E non va diversamente nelle altre province, in cui il lavoro precario prevale di gran lunga su quello stabile. La Uil rileva come nelle Marche la quota di contratti a tempo indeterminato sul totale di quelli attivati sia nettamente sotto la media del Paese: la nostra regione è 13esima per incidenza di contratti a tempo indeterminato sui nuovi rapporti di lavoro, 12esima invece se si guarda la classifica dell’incidenza dei contratti a termine sul totale. "Questi dati – evidenzia la Vitale – sono la migliore risposta a chi afferma che non si riesce a trovare manodopera giovanile nelle Marche, perché le condizioni dettate dal mercato del lavoro sono orientate verso il lavoro povero, al di sotto dei livelli di altre regioni e con un carattere di precarietà più accentuato". Proprio per questo non servono prediche, ma politiche vere e mirate da parte della Regione e da parte degli imprenditori. "L’impresa deve investire e credere nel proprio personale, migliorando la propria politica di gestione, applicando un’adeguata retribuzione salariale e stabilizzando i contratti a termine", afferma la Vitale. In questa logica possono essere introdotte innovazioni produttive e organizzative, anche con un uso più incisivo delle nuove tecnologie, per migliorare la qualità del lavoro, non per sostituirlo. Ma è anche indispensabile costruire un’alleanza tra scuola e mondo del lavoro. L’istruzione e la formazione superiore devono essere incentivate con politiche capaci di ridurre la dispersione scolastica, e arricchire i percorsi universitari anche per attrarre giovani da altre regioni o paesi stranieri. "Occorre preparare persone con competenze e conoscenze in linea con i fabbisogni formativi e professionali richiesti dalle aziende", aggiunge Andrea Rossetti, presidente dell’Enfap Marche.