Addio a Giulio Vannini. Era il ’manager’ del jazz: "Una colonna portante"

L’artista aveva 63 anni: lunedì l’ultimo saluto al Terracielo Funeral Home "Dopo il rito religioso, ci sarà un mini concerto per rendergli omaggio".

Addio a Giulio Vannini. Era il ’manager’ del jazz: "Una colonna portante"
Addio a Giulio Vannini. Era il ’manager’ del jazz: "Una colonna portante"

di Gian Aldo Traversi

, 64 anni da compiere, una vita dedicata al bebop, s’è spento ieri attorno alle 12 nel reparto oncologico del Policlinico di Modena, portato via da un male oscuro con cui combatteva da mesi. L’ultimo ricovero è avvenuto quattro giorni fa, confortato dalla moglie Cristina Pini e dalla figlia Maria Teresa, 24 anni, attrice, neolaureata alla Civica Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi di Milano. Le esequie, fissate per lunedì al Terracielo Funeral Home, vivranno di due momenti: l’omelia che illumina il rito religioso e subito dopo un ricordo sonorizzato da un mini concerto di musicisti amici, con Maria Teresa che intonerà una canzone, seguendo quelle che erano state le sue indicazioni in vita. Manager e produttore musicale visionario e trasversale, Vannini ha incrociato grandi performer del jazz in festival e rassegne di richiamo assoluto. Direttore artistico del Modena Jazz Festival, era solito ripetere che è con le pièce che indagano nel modern mainstream di marca newyorkese che la musica afroamericana ha aperto il cuore e le orecchie della gente. Presidente dell’Associazione Amici del Jazz di Modena, geminiano di sette generazioni, è stato un punto di riferimento per quanto tutto quanto attiene alla galassia dei suoni afroamericani, promuovendo la crescita dei talenti locali e attirandovi musicisti di appeal planetario. "Papà da ragazzo si sentiva un po’ Bob Dylan, di cui mi lascia un’enorme raccolta _ricorda Maria Teresa _ ed era fiero d’aver suonato la tromba. Assieme alla mamma mi ha fatto amare la musica, Miles Davis e Janis Joplin. Ne voglio onorare il lascito culturale seguendone un tour che aveva organizzato per Bobby Watson che parte il 16 marzo da Roma e si concluderà il 23 al Bergamo Jazz Festival. Anche quest’ultimo viaggio l’abbiamo fatto noi tre insieme, con tanto amore".

A esprimere il cordoglio del Comune è l’assessore alla Cultura Andrea Bortolamasi: "Ha trascorso tutta la vita con e per la musica, condividendola con la sua città. Grazie Giulio, sappi che il tuo lavoro non andrà disperso". Toccante il ricordo di Roberto Gatto, vanto del nostro "drumming": "Giulio, allievo di Alberto Alberti, promoter bolognese che ha fatto rivivere i suoni ambrati in Italia, considerava il jazz una musica da salvaguardare. Una carica unica, la sua". Commosso l’addio della celebre pianista Rita Marcotulli: "Ho il cuore gonfio di emozione e di affetto per un appassionato manager di jazz". Eco raccolto da Giovanni Serrazanetti, presentatore di Umbria Jazz, co-fondatore della Cantina Bentivoglio di Bologna: "Giulio è stato una delle colonne del jazz nella nostra regione! Un vuoto difficile da colmare". Un ricordo, infine, di Cesare Vincenti, chitarrista del Free Quartet: "Abbiamo perso un punto di riferimento noi musicisti jazz modenesi, ma ci ha lasciato un grande patrimonio culturale. Grazie, Giulio".