Rossella Setti e Mattia Polisena con i segni dell'agressione
Rossella Setti e Mattia Polisena con i segni dell'agressione

Carpi (Modena), 23 aprile 2019 - E’ stata una Pasqua di sangue quella vissuta a Carpi. Vittima di una brutale aggressione, una coppia di giovani, la cui unica ‘colpa’ è stata quella di percorrere a piedi, nella notte tra venerdì e sabato, via Bellentanina, in pieno centro storico, per recarsi a casa dopo una serata passata al Mattatoio.

Otto extracomunitari li hanno accerchiati e picchiati. Non potevano certo immaginare che la giovane 29enne, Rossella Setti, fosse una campionessa di Muay Thai, disciplina delle arti marziali. La ragazza ha cercato di difendere sé e il suo ragazzo. «Se non ci fosse stata lei, la mia ‘eroina’, a difendermi, sarei morto. La mia ragazza mi ha salvato la vita». Così Mattia Polisena, specialista nella post-produzione fotografica, ricorda l’incubo vissuto con Rossella, educatrice cinofila.

«Se al nostro posto ci fossero state altre persone – prosegue il ragazzo – che fine avrebbero potuto fare? Mi hanno riempito di calci alla testa: infatti non ricordo nulla». Il coraggio e la preparazione di Rossella le hanno consentito di salvare il fidanzato e di ‘placcare’ uno degli aggressori. Si tratta di un tunisino di 20 anni, già fermato tempo fa dai carabinieri per un analogo episodio successo a Soliera: era stato sottoposto alla misura dell’obbligo di dimora con divieto di allontanarsi e di uscire la sera. Accusato di lesioni personali aggravate da futili motivi e rapina, è in carcere. Proseguono le ricerche degli altri aggressori. 

Rossella, cosa è successo l’altra sera? 
«Mattia ed io avevamo trascorso la serata al Mattatoio Culture Club e verso le tre abbiamo lasciato il locale per dirigerci a piedi verso casa. Come tante altre volte abbiamo percorso via Bellentanina che collega il centro a viale Carducci. Non avevamo mai avvertito una situazione di pericolo». 

Poi cosa è accaduto? 
«All’improvviso un gruppo di otto extracomunitari, presumibilmente del Nord Africa, poco più che ventenni, ci hanno sbarrato la strada. Hanno iniziato a spintonarci, strattonarci. Poi sono partite le botte in faccia. Una vera e propria mattanza». 

Volevano soldi o i cellulari? 
«Non c’è stato dialogo, non ci hanno detto una parola. Ci hanno solo presi di mira: forse erano ubriachi o altro, avevano voglia di sfogare la loro rabbia su qualcuno».

Però si sono imbattuti in lei, campionessa di Muay Thai… 
«Ho lottato per difendere me e Mattia. Hanno iniziato ad accanirsi su di lui, che nel frattempo aveva perso i sensi: era inerte a terra, continuavano a riempirgli la faccia di calci. Non so che fine avrebbe potuto fare il mio ragazzo se io non fossi intervenuta». 

Nessuno è arrivato in vostro aiuto? 
«Un amico, sentendo le urla e vedendo il corpo di Mattia a terra, credendolo morto si è avvicinato: qualcuno del branco gli è andato incontro brandendo una bottiglia di vetro, minacciandolo di usarla contro di lui se non si fosse allontanato. Ha subito chiamato la Polizia». 

Bottiglia che poi le hanno spaccato sulla testa.
«Esatto. Ho continuato a lottare, fino a quando mi hanno rotto la bottiglia di vetro in testa. Al suono delle sirene della volante, il branco è scappato: io ho avuto la forza di scaraventarmi su uno di loro che stava salendo in bicicletta per fuggire. L’ho immobilizzato fino all’arrivo della Polizia lo ha preso in consegna e portato in carcere. E’ un tunisino di 20 anni, pregiudicato, che aveva l’obbligo di dimora, violato». 

Lei come sta? 
«Ci hanno portato al pronto soccorso, grondavamo di sangue: mi hanno riscontrato un trauma contusivo cranio-facciale, provocato dalla lacerazione al cuoio capelluto, con quattro punti di sutura nonché punti al labbro inferiore, e ho varie escoriazioni al corpo perché mi hanno trascinata sull’asfalto. Chi ha avuto la peggio è Mattia: ha riportato varie fratture maxillo facciali, lesioni all’orbita oculare, setto nasale spaccato e abrasioni multiple al volto e al fianco. Domani (oggi, ndr) andrà al Policlinico di Modena per stabilire se dovrà essere operato alla mascella. Anche il tunisino arrestato è stato portato al pronto soccorso per essere medicato, così come se ne è presentato un altro spontaneamente, con i denti spaccati. I medici hanno fatto il tampone alla mia mano destra, piena di sangue, per prelevare il dna degli aggressori». 

Quale messaggio vuole lanciare?
«Se non avessi avuto queste abilità di arti marziali, probabilmente non saremmo qui a raccontare questa terribile vicenda. Io amo lo sport, ma ancora più oggi mi sento di caldeggiare i corsi di autodifesa, per tutti, donne e uomini»