Candidati Pd, niente accordo. C’è chi spinge per le primarie. Ma Mezzetti è ormai a un passo

Fumata nera nel summit di ieri mattina tra i segretari e gli aspiranti sindaco, nessuna sintesi . Lenzini e Guerzoni riaprono la battaglia delle firme. L’esito più probabile però è il nome esterno.

Candidati Pd, niente accordo. C’è chi spinge per le primarie. Ma Mezzetti è ormai a un passo

Candidati Pd, niente accordo. C’è chi spinge per le primarie. Ma Mezzetti è ormai a un passo

È partito alle 9 come summit decisivo, è terminato alle 13 come l’incontro del ‘ma anche’. Tutti consapevoli che non c’è sintesi su uno e nemmeno su due nomi, certo, ma alla fine chi se la sente farà un estremo tentativo per raccogliere le firme per puntare alle primarie. Insomma, sostanziale fumata nera anche questa volta nel faccia a faccia tra i segretari Venturelli e Solomita e gli otto candidati (Arletti, Bortolamasi, Bosi, Ferrari, Guerzoni, Lenzini, Maletti, Ori), alcuni dei quali si sono presi ancora qualche giorno per capire se hanno margini per raccogliere le firme e candidarsi alle primarie. Mentre sullo sfondo monta l’esasperazione della base del partito, con i circoli che non si capacitano di come i candidati più deboli riescano a tenere in ostaggio i più forti e a questo punto sono sempre più orientati a convergere sul nome terzo. Gradito agli alleati (quindi bypassando le primarie), indicato dal basso e non imposto dall’alto, attraverso una ratifica si presume larga se non proprio plebiscitaria dell’assemblea.

Il salvatore della patria. Dopo un’ora la riunione si poteva già chiudere in realtà. Tutti e 8 consapevoli che non c’era possibilità di sintesi interna (è stato esplicitato che anche il tentativo di convergenza su Ludovica Carla Ferrari non è praticabile). Inevitabile evocare il convitato di pietra, il nome esterno, verosimilmente Massimo Mezzetti prima ancora di Davide Baruffi perché accettato dagli alleati, più in grado di evitare che uno tra Gian Carlo Muzzarelli e Stefano Bonaccini ne uscisse politicamente perdente. Nessuno degli otto si metterebbe di traverso a questa soluzione. E tuttavia sono rimasti tutti seduti perché Giulio Guerzoni e Diego Lenzini in maniera più esplicita (altri meno formalmente) pur favorevoli all’individuazione di un nome esterno come esito del percorso, hanno manifestato la volontà di provare comunque a raccogliere le firme in assemblea per candidarsi alle primarie.

Le firme. A quel punto i giochi si sono riaperti. Nel senso che anche gli altri sei che prima sembravano rassegnati al nome terzo, hanno rivendicato che in caso di primarie sarebbero stati della partita. Momenti di tensione con i segretari che invece premevano per chiudere vista la mancanza di sintesi interna e considerato anche che gli alleati le primarie preferirebbero non farle.

Alla fine, a riunione conclusa, stando ad alcune indiscrezioni raccolte, si sarebbe concordato che chi vorrà tentare la strada delle primarie dovrà dimostrare praticamente nel giro di uno, due giorni di disporre di un numero congruo di firme in assemblea per almeno avvicinarsi alla soglia del 35 per cento (32 sottoscrizioni). Solo in questo caso le due segreterie metteranno a punto un regolamento per la gara da far votare in assemblea la settimana prossima.

Sintesi almeno su due nomi. È chiaro che i nomi a sfidarsi se si dovesse riaprire la corrida non potranno essere però più di tre, per poi arrivare attraverso la conta a due. Perché se gareggiano tutti per le firme finisce che nessuno avrebbe la forza di arrivare al capolinea e il partito si frantuma in mille pezzi. Obiezione: in base a quale criterio gli altri cinque dovrebbero rassegnarsi a non entrare in campo? L’accordo infatti non c’è neanche sulle regole. È stato criticato il metodo con cui si è arrivati a selezionare i nomi nei circoli, praticamente disconosciuto il conseguente esito con Bortolamasi, Lenzini, Guerzoni e Maletti vincitori. La stessa consigliera regionale ha ricusato il regolamento delle primarie e negato una delega in bianco ai segretari per provare una sintesi su due nomi (plausibilmente Bortolamasi e Guerzoni).

Ma il punto vero è che nessuno in realtà può dimostrare di avere le firme fino a quando non le raccoglie davvero. Le sottoscrizioni virtuali, le promesse telefoniche, hanno un valore relativo nel momento in cui un componente dell’assemblea ti assicura a parole il suo consenso senza tuttavia conoscere gli altri contendenti in campo.

Che fare ora? Come accennavamo i segretari nel post riunione avrebbero dato qualche giorno a chi vuole di dimostrare concretamente di poter giocare da protagonisti la battaglia delle firme in vista delle primarie. Se però questi margini non ci sono, si tirerà una riga e la settimana prossima in assemblea verrà presentata la proposta di soluzione unitaria, con il nome esterno: l’ex assessore regionale Massimo Mezzetti.