"Così il ricordo di mio padre rivive nelle nuove generazioni"

Tanti i messaggi d’affetto dopo la pubblicazione dell’articolo sulla storia dell’ex internato Santi .

"Così il ricordo di mio padre rivive nelle nuove generazioni"

Giuseppe Santi

Ha suscitato positive reazioni il ricordo pubblicato ieri di Giuseppe Santi di Fiumalbo, uno dei militari italiani deportati durante la Seconda Guerra Mondiale nei lager nazisti e destinati a lavoro coatto presso ditte in Germania e in territori occupati. Alla figlia Emanuela sono giunte testimonianze sull’importanza di questo ricordo, soprattutto per i giovani. "Ho reso pubblica la vicenda di mio padre Giuseppe – dice Emanuela – proprio a questo scopo, più importante dei pochi risarcimenti giunti ad alcun ex internati. Per mio padre non potei chiedere indennizzi allo Stato Italiano perché la disposizione di legge arrivò solo nel 1993, quando lui era da poco deceduto. Dalla Germania si sa solo di alcuni casi di rimborso. Qualunque cifra fosse, non ripagherebbe quello che gli è stato fatto fare".

"Mio padre infatti si struggeva quando era costretto a costruire i micidiali missili V2 che seminavano morte in Europa – prosegue la figlia – diceva che era triste due volte, per la prigionia e per quello che era costretto a costruire. Fu poi lui, di ritorno alla prigionia, a riportare le mostrine di due fratelli suoi commilitoni morti in battaglia alla madre di Tagliole che aveva solo questi due figli. Donerò all’archivio storico del Comune di Pievepelago i suoi documenti e la medaglia ricevuta dal Prefetto di Modena, perché non devono andare perse e ne resti testimonianza concreta".

"Oltre ai ricordi orali – conclude Emanuela – che, pur di rado, mio padre ci confidava, come l’amicizia e la fratellanza nate in quei tristi momenti, in cui lo stesso comandante divideva tra tutti i pacchi viveri che gli giungevano". La redazione si scusa con i lettori per il refuso nel titolo dell’articolo sull’ex internato Giovanni Santi, pubblicato ieri.

g. p.