Elezioni, il dubbio del Pd. Con la coalizione larga pochi consiglieri. L’idea della ’fisarmonica’

Ripartizione dei seggi, pericolo ’maggioranza arlecchino’. M5s sacrificabili .

Elezioni, il dubbio del Pd. Con la coalizione larga pochi consiglieri. L’idea della ’fisarmonica’

La conferenza stampa del Movimento 5 stelle dell’altro giorno

Nulla al momento nel centrosinistra lascia presagire qualcosa di diverso dalla coalizione extralarge. Al di là delle facce feroci a favore di giornali e telecamere, e qualche scaramuccia tattiche, si procede con relativa tranquillità verso la Santa Alleanza, da Italia viva al Movimento 5 stelle, passando per Azione, Verdi, Modena civica, Sinistra e qualche lista civica.

Certo, il rischio di collisione improvvisa c’è sempre: rifiuti, espansione del suolo, comparti industriali da contenere, è materia incandescente per la futura giunta che dovrà occuparsene. Per questo nel Pd si sono messi a pesare il prezzo politico che comporterà la coalizione infinita, memori della profezia del sindaco Gian Carlo Muzzarelli nell’assemblea del Partito democratico: "Occorre portare a casa come Pd un numero equilibrato di consiglieri, non basta vincere, serve consolidare un’alleanza per governare. Il Pug è passato con il voto del Pd più uno, altrimenti si sarebbe arenato", tuonò il primo cittadino a San Faustino. Se proprio posti dunque di fronte al dilemma, costretti spalle al muro all’aut aut, i Dem dalla torre, secondo il noto giochino, getteranno i 5stelle e non Azione e Italia viva.

Inopinata scelta moderata di Massimo Mezzetti, che invece uno si immagina più propenso a guidare carovane giallorosse? Non necessariamente. È vero che in un territorio ad alto profilo industriale come Modena il Partito democratico ha un occhio di riguardo per le imprese più che per il radicalismo ambientalista, ma la motivazione in questo caso è puramente matematica e richiama un po’ la riflessione di Carlo Calenda a Modena nei giorni scorsi.

Si provi a fare due calcoli. Con tutti dentro, incluso il Movimento 5 stelle, riflettono gli ’ingegneri’ della coalizione, si potrebbe arrivare a vincere al primo turno con il 54-58 per cento. Scatterebbe allora il premio di maggioranza, che tradotto significherebbe disporre in Consiglio comunale di 20 seggi su 32 (i dodici restanti andrebbero alla minoranza). Un trionfo no? Fino a un certo punto. Da chi sarebbero composti i 20 seggi della maggioranza infatti? Difficile dirlo adesso ovviamente, ma poniamo ragionevolmente che Azione, Sinistra-Verdi, Movimento 5 stelle ne conquistino anche solo da uno a tre a testa: quanto rimane al Pd? Davvero i Dem possono rischiare di presentarsi con 13-14 consiglieri, rinunciando ad avere con il voto aggiunto del sindaco la maggioranza assoluta ed esponendosi al pericolo di ’ballare’ su ogni argomento controverso, come avvertiva Muzzarelli nella fatidica notte del 20 gennaio? Diverso è il caso se la ’coalizione monstre’ raggiungesse addirittura il 60 per cento e oltre dei seggi (dipende dal quoziente elettorale che nelle amministrative essendo a scalare premia i partiti più grossi). A quel punto il premio di maggioranza non scatterebbe e le forze si dividerebbero in maniera proporzionale i seggi, con il Pd che potrebbe portare a casa un nutrito bottino di consiglieri. Ma chi può pronosticare oggi il 60 per cento dei seggi?

Ecco quindi che se proprio ci dovesse essere bisogno di mutilare l’alleanza saranno i 5stelle a essere sacrificati, con i Dem che si ’accontenterebbero’ di vincere, sempre secondo questo schema, con il 51-52%. I pentastellati vengono infatti ritenuti più volubili e meno affidabili politicamente, non sono presenti nell’album di famiglia, al contrario per esempio di Azione, Più Europa, Iv, che tutto sommato a Modena parlano la stessa lingua del Pd.

In ogni caso con una coalizione più stretta non vuol dire che i 5stelle diventano in automatico avversari: sarebbe aperto un dialogo dopo le elezioni, su cui potrebbero esserci convergenze sui singoli punti. Una maggioranza a fisarmonica dunque: magari meno maestosa da vedere, ma più agile per governare. Con un ulteriore vantaggio per il centrosinistra: se il M5s va con Mezzetti, dei rimanenti 12 seggi della minoranza potrebbe far incetta Fratelli d’Italia. Se invece i pentastellati non entrano in coalizione, le fette di torta per le forze di opposizione saranno più sottili e anche il partito di Meloni dovrà accontentarsi.