I 90 anni di Franco Fontana: "Interpretare, mai illustrare. Con le mie foto sempre a colori"

L’artista festeggiato all’ex Sant’Agostino: "Il bianco e nero non è reale, non l’ho mai usato. Mi piacerebbe che le mie opere fossero apprezzate anche quando non ci sarò più". .

I 90 anni di Franco Fontana: "Interpretare, mai illustrare. Con le mie foto sempre a colori"
I 90 anni di Franco Fontana: "Interpretare, mai illustrare. Con le mie foto sempre a colori"

"Sono stato fortunato nella vita: non sono ancora morto", sorride Franco Fontana con un pizzico di scaramanzia. Ironico, fulminante, geniale nella fotografia così come nella battuta, ieri il maestro del colore ha compiuto 90 anni e la città lo ha festeggiato con un evento promosso dalla Fondazione Modena Arti Visive presso l’ex ospedale Sant’Agostino. Tantissimi gli amici e i fan arrivati da tutta Italia per salutarlo e fargli autografare libri o memorabilia. "Sono nato a Modena il 9 dicembre, e anche allora era sabato – ricorda Fontana –. E Modena non l’ho mai lasciata. Sono stato in tutto il mondo, ma ciò che conta è quello che porti dentro". La sua straordinaria carriera è iniziata professionalmente già alla fine degli anni ‘60 e si è dipanata in più di 400 mostre e almeno 60 libri: le foto di Fontana sono esposte nei più grandi musei del mondo, e sono comparse sui magazine più blasonati. "Modena è terra di valori e Franco Fontana ha dato valore a Modena con la sua arte", ha rimarcato il sindaco Gian Carlo Muzzarelli, con un pensiero personale: "Ogni volta che vedeva un’opera di Fontana, mia moglie Alessandra era felice. Perché lei amava il colore e i colori danno gioia". "Davanti alle foto di Fontana anch’io rimango affascinato, in una sorta di contemplazione – ha confidato Carlo Alberto Porro, rettore di Unimore –. È un concentrato di bellezza e di sublime che solo i massimi interpreti riescono a raggiungere".

"Tanti auguri a te...", abbiamo cantato tutti in coro. Poi Fontana, affiancato dalla moglie Uti ("che mi sopporta da più di 50 anni"), ha iniziato a raccontarsi, in dialogo con il giornalista Nicolas Ballario. "Facevo le elementari alle De Amicis, quando è scoppiata la guerra. La mamma mi ha iscritto alla prima media ma non avevo voglia di studiare. Ho cambiato tre scuole, e mi sono fermato". Anni dopo ha ricevuto due lauree honoris causa "che valgono il doppio, anche più di tanti studi – aggiunge –. Perché vuol dire che qualcosa di buono l’hai fatto". Da giovane provò anche ad arruolarsi in Marina, "ma mi dissero che ero abile in tutte le categorie militari, tranne che per fare il marinaio". Poi ha lavorato come fattorino e banconiere all’Alleanza Cooperativa, quindi da Chiarli, "finché ho aperto un grande showroom di arredi di design che andava molto bene. Ma a 40 anni ho ceduto tutto per dedicarmi all’arte della fotografia". E in quel momento Franco è diventato – davvero – Fontana.

"La mia fotografia non è mai stata illustrazione, ma è interpretazione", sottolinea. La foto nasce nella mente, prima che nell’obiettivo, e la macchina fotografica è solo uno strumento, come la penna per uno scrittore: "Se dai una macchina fotografica a una scimmia, anche lei schiaccia il pulsante e fa la foto. E il mondo è pieno di scimmie", dice sarcastico. Fontana non ha (quasi) mai fotografato in bianco e nero, "perché è finto, non esiste nella realtà, e solo il colore è vero – rimarca –. Quando ho iniziato, eravamo in pochissimi a lavorare con il colore. Può piacere o non piacere, ma è la mia identità". Quel colore che Fontana ha distillato soprattutto nei suoi paesaggi, divenuti iconici. Anche ai corsi di fotografia, Fontana ha sempre raccomandato agli allievi di cercare prima di tutto loro stessi e una propria personalità, senza dover per forza imitare il maestro.

Fontana oggi si diverte anche con lo smartphone, realizza foto curiose con l’Iphone. E cosa pensa dell’intelligenza artificiale? "Come può essere artificiale l’intelligenza? È sempre l’uomo che fa l’intelligenza". "Sei preoccupato per come va il mondo?", gli chiede il conduttore. "Ah, ma io lo lascerò fra poco tempo", risponde fatalista. "Certo, alle mie foto penseranno mia moglie, mia figlia e il mio studio – prosegue Fontana –. E mi auguro che nel mondo continueranno a esporre le mie fotografie e ad apprezzarle anche quando non ci sarò più. Ma fra cento anni, chissà cosa gliene fregherà ancora", ride. "Credi in Dio?", è la domanda fatidica. "Non credo nel Dio che ci propone il Papa. Forse qualcosa c’è, ma non abbiamo ancora recepito come sia in realtà. E comunque, lo impareremo quando andremo dall’altra parte". In un nuovo paesaggio che noi immaginiamo sempre a colori.