Un luogo stratificato di memorie e storia che sarà possibile visitare anche ‘in solitaria’, senza la necessità di una guida fisica o tour di gruppo. A questa filosofia si ispira ‘Campo Fossoli’, l’innovativa applicazione per smartphone e tablet, appositamente sviluppata da Fuse*Factory su indicazione della Fondazione Fossoli. La novità dell’App, che sarà scaricabile da questo fine settimana, in vista della presentazione al pubblico il 4 ottobre,...

Un luogo stratificato di memorie e storia che sarà possibile visitare anche ‘in solitaria’, senza la necessità di una guida fisica o tour di gruppo. A questa filosofia si ispira ‘Campo Fossoli’, l’innovativa applicazione per smartphone e tablet, appositamente sviluppata da Fuse*Factory su indicazione della Fondazione Fossoli. La novità dell’App, che sarà scaricabile da questo fine settimana, in vista della presentazione al pubblico il 4 ottobre, giorno in cui avverrà la prima visita guidata aperta a tutti, è quella di fornire agli utenti ulteriori strumenti per cogliere la complessità di vicende che si snodano lungo gli anni di attività del Campo, attraverso l’utilizzo di immagini, mappe, video e anche ricostruzioni audio. Come spiega Marzia Luppi, direttrice della Fondazione Fossoli, "scaricando l’applicazione il visitatore potrà seguire un percorso composto da una sequenza di tappe dislocate lungo l’area: cuore della visita sarà l’ascolto, attraverso le voci di coloro che qui si sono susseguiti, con le immagini che giocheranno un ruolo di accompagnamento, cosicché lo sguardo possa essere libero di vagare sul paesaggio in cui è immerso. Questo strumento non sostituisce la visita reale, al contrario la accompagna".

Le tappe descrivono il Campo nei differenti periodi che lo hanno visto al centro di vicende storiche così diverse: dall’internamento dei prigionieri di guerra inglesi, a Campo di concentramento per ebrei, a campo poliziesco e di transito verso i lager nazisti in Germania, Austria e Polonia; nel dopoguerra, ha ospitato la comunità di Nomadelfia di Don Zeno Saltini, e poi il Villaggio San Marco, fondato dai profughi giuliani e dalmati provenienti dall’Istria. Oltre al percorso a ‘tappe’, che permetterà di avere una panoramica generale sugli accadimenti storici, è presente un itinerario ‘emotivo’, composto dalle ‘tracce’, ovvero dalle testimonianze di chi, il campo, lo ha vissuto: parole che gli utenti potranno ascoltare avvicinandosi ai punti che le identificano. Se obiettivo delle ‘tappe’ è dunque quello di informare, quello delle ‘tracce’ è invece stimolare empatia e vicinanza. La parte dedicata alla visita è completata da ulteriori sezioni informative con mappe storiche, infografiche, un glossario e informazioni pratiche.

Maria Silvia Cabri