"Io, suora ancora legata ai ricordi di papà alpino"

Palagano, un gruppo di religiose in visita alle penne nere di Montese. Suor Enrica: "Mio padre sopravvisse alla ritirata di Russia, tornò a casa nel ’46".

"Io, suora ancora legata ai ricordi di papà alpino"
"Io, suora ancora legata ai ricordi di papà alpino"

"Io sono una suora alpina". È bastata questa frase arrivata all’orecchio degli alpini di Montese per stringere amicizie e condividere ricordi di guerra e di vita alpina. L’aveva pronunciata suor Enrica Solmi, appena arrivata da Palagano in compagnia delle consorelle Francescane dell’Immacolata, Clelia Zavatta e Anna Chiara Pierotti, il tardo pomeriggio dell’ultimo dell’anno quando l’atmosfera era già di festa. Per suor Enrica Solmi le Penne Nere sono una pagina importante della sua vita. Suo padre Renzo, classe 1920, deceduto nel 2005, era alpino artigliere della divisione Tridentina. Il suo cappello sgualcito con la penna è sempre stato ben visibile in casa Solmi a San Vito di Spilamberto. "Mio padre mi portava con sé a Milano al raduno dei reduci della Russia della Tridentina e, fino a quando la salute glielo ha permesso, non è mai mancato alle adunate nazionali degli alpini. Ed io ero al suo fianco. Il raduno degli alpini era l’unica gita che si concedeva. Alle nove del mattino eravamo già davanti alla transenna e non ci si muoveva fine a quando non era sfilato l’ultimo alpino. Lui sfilò soltanto al raduno a Modena". Renzo Solmi combatté la seconda guerra mondiale dagli albori, dal 1940, prima in Francia, poi in Albania, Grecia e Russia. Fece la tragica ritirata dal Don durante la quale gli si congelarono i talloni. Fu catturato dai Russi e subì la dura esperienza del lager 64-Z, nella Prussia Orientale, oggi parte della Polonia, dove molti prigionieri furono uccisi o morirono per malattia o denutrizione. Ritornò a casa nel 1946, un anno dopo la fine del conflitto.

"In guerra - continua suor Enrica - con lui c’era anche suo fratello Tonino, di tre anni più giovane, che ritornò a casa tre mesi prima di mio padre. Papà raccontava tantissimo della ritirata in Russia, di come era sopravvissuto, dei compagni che aveva visto morire, del freddo terribile, del congelamento dei piedi". Gli salvò la vita una sigaretta. "Erano in trincea sotto i bombardamenti – riporta suor Enrica -. Un suo compagno gli chiese una sigaretta e lui si spostò di pochi metri per dargliela. In quel mentre una bomba esplose nel luogo in cui si trovava prima; su una spalla, per tutta la vita, ha portato le cicatrici delle schegge di quell’ordigno". Estenuante la lunga attesa del ritorno. "Le sorelle maggiori, Maria e Cesarina, tenevano sempre un tegamino di brodo per l’arrivo di Renzo e Tonino, per fargli trovare un piatto di tortellini. Il primo ad arrivare a San Vito, a piedi dalla Germania, fu lo zio Tonino e dopo tre mesi papà. Mio padre ebbe al suo fianco una grande donna, Franca, mia madre".

Walter Bellisi