La rivincita di don Mattia Ferrari Il giudice sconfessa la Procura "Mafia libica, fare luce sulle minacce"

Il gip si è opposto alla richiesta di archiviazione del pubblico ministero sulle intimidazioni via social . Il sacerdote: "Ringrazio chi mi ha sostenuto, scoprire la verità sui rapporti della criminalità con i nostri Paesi" . .

La rivincita di don Mattia Ferrari  Il giudice sconfessa la Procura  "Mafia libica, fare luce sulle  minacce"

La rivincita di don Mattia Ferrari Il giudice sconfessa la Procura "Mafia libica, fare luce sulle minacce"

di Paolo Tomassone

Un sacerdote non può essere lasciato solo di fronte alle minacce della mafia libica. Il giudice per le indagini preliminari Antonella Pini Bentivoglio sconfessa la procura di Modena che aveva deciso di archiviare le minacce subite da don Mattia Ferrari diffuse sui social da parte di un account Twitter riconosciuto come collegato alla mafia libica. Don Mattia, aiuto parroco a Nonantola e cappellano della Ong Mediterranea Saving Humans, che presta soccorso ai migranti in mare, si era schierato a difesa del giornalista di Avvenire Nello Scavo e per questo era stato, come altri, minacciato.

A sorpresa il pm di Modena Pasquale Mazzei non aveva trovato rilevanza penale in queste minacce e aveva deciso di archiviare il fascicolo. La decisione aveva suscitato polemiche anche per le motivazioni addotte dal pm secondo il quale se un sacerdote interviene su questi temi, in sostanza deve aspettarsi questo tipo di risposte. Nello sepcifico, la divulgazione "di frasi e giudizi certamente polemici nel contesto assolutamente non cartesiano dell’arena dei social scendendo nella quale ci si espone a quelle asperità – aveva scritto nell’atto depositato in tribunale lo scorso dicembre – costituisce, secondo il costume di quel mondo e delle sue abituali modalità comunicative, lo strumento espressivo largamente adottato".

Il gip tuttavia non accetta che il sacerdote resti senza tutele, rigetta la decisione di archiviare – sulla quale recentemente anche il ministro della Giustizia Nordio si era espresso rispondendo a un’interrogazione in aula e confermando di fatto la linea del pm – e pone il tema di come difendere i cittadini da attacchi ancorché virtuali.

Va, insomma, alla sostanza della questione, fuori dalle formalità e dai cavilli. "Il contesto ‘rete’ in cui le espressioni sono divulgate – scrive il giudice per le indagini preliminari nell’ordinanza – non può, né deve legittimarle: l’utilizzo di internet ha radicalmente sovvertito il mondo dell’informazione e della comunicazione di notizie ed è divenuto il mezzo più utilizzato dai cittadini per acquisite e scambiare, moltiplicandole all’infinito, informazioni. Esso rischia - prosegue il testo del gip – se non sottoposto ai rigorosi confini tradizionali individuati dalla giurisprudenza di legittimità all’esercizio del diritto di critica protetto dall’articolo 21 della Costituzione, paradossalmente, di ridimensionare e restringere la libertà di espressione del pensiero proprio per l’assenza di tutela di chi non è disposto a subire attacchi feroci, gratuiti e sproporzionati da soggetti che rimangono ignoti".

Ora si deve procedere a "indagare davvero su questo @rgowans, che gli esperti definiscono ‘portavoce della mafia libica legato ai servizi segreti (deviati?) di diversi Paesi’" dice don Mattia Ferrari, ringraziando quanti in questi mesi lo hanno sostenuto in questa richiesta. "Solo scoprendo la verità sulla mafia libica e sui suoi rapporti con i nostri Paesi si può risolvere la crisi del Mediterraneo".

Il sacerdote ribadisce ancora una volta il senso della sua missione e del suo impegno con la Ong più volte presa di mira da attacchi e polemiche: "noi non siamo i veri protagonisti di queste vicende, noi siamo solo gli aiutanti dei veri protagonisti, che sono i nostri fratelli e sorelle migranti: la mafia libica minaccia noi per isolare loro. Ma la nostra lotta non si fermerà mai perché a muoverci è quello che il Vangelo chiama amore viscerale e non si può fermare chi ama".