Madre e fratello in prima linea. Le associazioni antiviolenza:: "Un dovere essere qui"

Patrizia col figlio Matteo: "Non abbiamo più emozioni. Oggi un primo passo verso la giustizia". Marito assente, il legale Ingroia: "Chiede di celebrare finalmente il funerale, ancora bloccato".

Madre e fratello in prima linea. Le associazioni antiviolenza:: "Un dovere essere qui"
Madre e fratello in prima linea. Le associazioni antiviolenza:: "Un dovere essere qui"

"Ho l’elettrocardiogramma piatto". Sofferenza ma anche tanta dignità. Ieri Matteo Marzoli e Patrizia Montorsi, fratello e mamma di Alice Neri erano presenti in aula e hanno più volte invocato giustizia. "Ho l’elettrocardiogramma piatto – ha ripetuto con la voce rotta dal dolore Patrizia Montorsi, spiega di non sentire più emozioni – chiediamo il rispetto per Alice. Sono qui perchè lo devo ad Alice. In questo anno l’ho sentita sempre con me. Aspettiamo da tanto una degna sepoltura, e speriamo che le sia data giustizia". Un inizio di un percorso verso la verità per i familiari della giovane mamma brutalmente ammazzata e in attesa di funerale da 14 mesi: potrebbero essere necessarie nuove perizie sui resti, circostanza che sta bloccando l’iter per darle l’ultimo saluto.

"Siamo sereni e sicuri di quello che stiamo facendo – ha dichiarato il fratello di Alice, Matteo –. Gaaloul si è voltato più di una volta verso di noi ma non sosteneva il mio sguardo o quello della mamma. Siamo convinti della nostra linea, continuiamo a portarla avanti. Questa era una prima udienza tecnica e non un dibattimento, quindi c’è poco da dire. E’ un primo passo, ma facciamo un passo alla volta e aspettiamo la giustizia anche se me ne faccio poco della giustizia: il nostro compito principale è quello di salvaguardare la vita di altre persone". I legali della famiglia Cosimo Zaccaria e Marco Pellegrini hanno ribadito poi di essere convinti della colpevolezza dell’imputato, attendendo il processo con fiducia.

Non era presente in aula ieri il marito della vittima, Nicholas Negrini ma il legale che lo rappresenta, l’avvocato Antonio Ingroia ha sottolineato: "Nicholas Negrini, anche a nome della figlia chiede verità e giustizia a tutti i costi. Si augura che si possa celebrare il funerale della moglie: fino ad oggi non abbiamo avuto il nulla osta al seppellimento e speriamo che con l’inizio del processo si agevoli questo passaggio. Abbiamo dei dubbi sulla responsabilità dell’imputato – ha sottolineato – ma il momento clou della verità è quello del confronto dibattimentale davanti ad un giudice terzo: per questo motivo abbiamo depositato una lista testi che possa fare luce a 360 gradi. Se emergerà che ci sono prove sufficienti per condannare Gaaloul ci assoceremo alla richiesta del pm, in caso contrario faremo altre richieste".

Ieri è stata appunto ammessa la costituzione di parte civile della ’Casa delle donne contro la violenza’ e di Udi. La presidente di Udi, Serena Ballista, con in mano una mimosa e presente insieme ad altre rappresentanti dell’associazione (tra cui Giovanna Ferrari, madre di Giulia Galiotto, vittima di femminicidio) si è detta soddisfatta dell’ammissione. "Una cosa giusta da chiedere e da provare: siamo un’associazione che ha quasi 80 anni e ci occupiamo di violenza da quando non c’era neppure la parola per dirla. Siamo contente di essere qui ed essere ammesse all’insegna di una parola d’ordine: per ogni donna offesa siamo tutti parti lesa, per questo ci costituiamo. Ogni volta che viene commessa una violenza contro una donna questo espone tutte alla violenza e va a rafforzare l’immaginario collettivo sessista che permette le violenze di domani. Non è solo la questione di lamentare un danno identitario per l’associazione, ma la ragione è culturale e politica".

"Riteniamo che tutte le violenze di genere siano fatti pubblici, che riguardano tutte le donne e tutta la società" ha ribadito la presidente della ’Casa delle Donne contro la violenza’ Elena Campedelli. Ieri, all’arrivo in tribunale, dinanzi all’aula assai ristretta inizialmente indicata per lo svolgimento del processo le rappresentanti delle associazioni hanno fatto presente subito come la loro presenza fosse fondamentale per dare un segnale forte. "Un dovere esserci".

Valentina Reggiani