Malattie al cuore, la svolta. L’AI può aiutare i medici

Presentato il progetto Aristoteles, che si avvale dell’Intelligenza artificiale. Il professor Boriani: "Può prevedere il decorso delle patologie cardiologiche" .

Malattie al cuore, la svolta. L’AI può aiutare i medici

Da sinistra Claudio Vagnini, Giuseppe Boriani e Carlo Alberto Porro

Che impatto può avere l’Intelligenza artificiale sul settore medico? Giovedì mattina a Modena è stato presentato ’Aristoteles’, un progetto europeo di enorme prospettiva coordinato dal professor Giuseppe Boriani, ordinario di Cardiologia all’Università di Modena e Reggio e primario al Policlinico di Modena. L’obiettivo è quello di studiare nuove prospettive di impiego clinico dell’intelligenza artificiale in un campo delicato come quello cardiologico: "Da anni siamo impegnati in prima linea nella ricerca clinica nell’ambito della fibrillazione atriale e nelle malattie dello scompenso cardiaco – spiega il Professor Boriani – e abbiamo avuto l’onore di coordinare un progetto europeo che coinvolge 15 centri da tutta Europa: la sfida è utilizzare l’intelligenza artificiale per migliorare la predizione del decorso delle malattie cardiologiche nei nostri pazienti".

Il primario di Cardiologia del Policlinico ci ha tenuto a sottolineare come questo progetto abbia l’intento di fornire un aiuto ai medici, senza mai ipotizzare che l’A.I. possa in alcun modo sostituirsi al lavoro imprescindibile dei dottori: "Ogni decisione definitiva in ambito diagnostico verrà presa unicamente dal medico: l’intelligenza artificiale andrà ad affiancarsi, a coadiuvare il lavoro, a consigliare nuove soluzioni di cura, ma il lavoro degli specialisti resta imprescindibile e insostituibile. Dietro a questo progetto c’è un contributo incredibile di esperti di tante discipline: data science, informatici, clinici".

Questo progetto "si inserisce in una collaborazione tra diverse discipline con importanti studiosi del nostro ateneo e a livello internazionale – commenta il Magnifico Rettore di Unimore Carlo Adolfo Porro –. Riguarda una sorta di fusione tra il mondo medico e biomedico e quello dell’informatica, dei data sciences e dell’intelligenza artificiale; la grande novità di questo programma, finanziato dall’Unione Europea, risiede nello studio attento della capacità predittiva insita nell’intelligenza artificiale, che se ben utilizzata attraverso il lavoro coordinato di specialisti di materia diverse, può portare a miglioramenti nella medicina che prima era impensabile poter raggiungere".

Il dottor Vagnini, direttore dell’Azienda ospedaliero universitaria, sottolinea come ’Aristoteles’ possa rappresentare un punto di svolta nella storia recente della medicina: "L’importanza di questo progetto non è solo per Modena, ma per tutti i cittadini italiani: possiamo crescere in un percorso predittivo della malattia cardiaca, delle patologie vascolari: abbiamo un’occasione irripetibile di riuscire a migliorare notevolmente la diagnosi di malattie nei nostri pazienti con tempi ridotti.

L’A.I. non può però supplire al problema di carenza di medici che abbiamo, anche qui in Emilia Romagna: se da una parte può portare ad una riorganizzazione del lavoro medico, dall’altra non può ovviare da sola al lavoro degli esseri umani".