Malosti riceve il premio Enriquez "Il mio teatro da vivere e popolare"

L’importante riconoscimento vinto dal direttore di Ert: "In futuro vorrei lanciare vari artisti giovani"

Malosti riceve il premio Enriquez  "Il mio teatro da vivere e popolare"

Malosti riceve il premio Enriquez "Il mio teatro da vivere e popolare"

di Stefano Marchetti

Ogni teatro deve essere un luogo aperto, "perché il teatro è dei cittadini, non di chi lo dirige", sorride Valter Malosti, regista e attore di ammirata carriera che dal maggio 2021 guida Ert Emilia Romagna Teatro. Stasera a Sirolo (Ancona) riceverà il premio Franco Enriquez proprio per la sua direzione di Ert: "Il teatro di Malosti parte dall’idea condivisa di intendere i teatri come luoghi sempre vivi, in cui gli spettatori si possano mescolare agli artisti, pensiero vicino a quello di Leo de Berardinis", si legge nelle motivazioni.

È così, Malosti?

"Una delle mie convinzioni è che tutti possano entrare in un teatro senza sentirsi respinti o in soggezione. L’idea di un teatro come luogo da vivere sempre, anche quando non c’è spettacolo. Il chiostro dell’Arena del Sole di Bologna è stato frequentatissimo durante tutta l’estate, allo Storchi di Modena siamo riusciti a riaprire la caffetteria, al Bonci di Cesena l’abbiamo data in gestione a una cooperativa sociale. Anche in questo vedo la possibilità che tutti possano venire a teatro senza per forza essere preparati. A teatro non ci sono clienti o utenti, ma soltanto persone".

Come sono stati questi due anni di direzione?

"Senza dubbio appassionanti, complessi ma anche gratificati dai risultati e (Ert è stato riconosciuto dal ministero come primo teatro nazionale per dimensione d’impresa e punteggio qualitativo e quantitativo, ndr). Ert ha una caratteristica distintiva, quella di essere teatro nazionale ma radicato in più luoghi di una stessa regione, quindi nasce da un’alleanza fra le città, e questo è un grande valore, perché ogni città ha un suo genius loci. La mia esperienza di direttore della Scuola del Teatro Stabile di Torino mi ha insegnato la ricchezza delle differenze che ho cercato di trasportare anche nella mia direzione di Ert".

In che modo?

"Cercando di dare al pubblico una panoramica di tutte le possibilità di teatro, e di aprire a diversi tipi di esperienza di spettacolo dal vivo, abbandonando pregiudizi e valorizzando aree di innovazione e di ricerca. Credo che sarà necessario sdoganare sempre più anche la commedia, una parte che il teatro non deve eliminare. In tutto questo c’è l’idea di un teatro davvero, sinceramente popolare".

E il teatro che verrà?

"Nel prossimo triennio vorrei poter lanciare anche vari artisti giovani. Abiamo già avuto risultati incoraggianti con il progetto Pasolini. Anche per un artista che fa ricerca e innovazione è fondamentale il passaggio su un grande palcoscenico".

Presto saranno presentati i nuovi cartelloni. Nella scorsa stagione ha diretto Manuel Agnelli in ’Lazarus’, quest’anno la rivedremo in scena...

"Sì, mi piace tornare sul palco: un artista lo è sempre, anche quando fa il direttore. Ho deciso di affrontare ‘Antonio e Cleopatra’ di Shakespeare, un testo meraviglioso: anche grazie all’immaginario cinematografico, tutti hanno negli occhi e nella mente la storia di questi due amanti. Si tratta di una delle poche tragedie del Bardo arrivata integra. Sarà un’altra bella sfida".