Morto in carcere, nessun colpevole. La famiglia: "Vogliamo giustizia"

Romagnoli, 40 anni, inalò gas da un fornellino. Per la Procura fu un incidente: chiesta l’archiviazione. La sorella Jessica non si arrende: "Tentò più volte il suicidio ma la sorveglianza diminuì. Ora la verità" .

Morto in carcere, nessun colpevole. La famiglia: "Vogliamo giustizia"

Morto in carcere, nessun colpevole. La famiglia: "Vogliamo giustizia"

"Chiediamo giustizia, chiediamo che venga appurata la verità e che la colpa non venga attribuita solo a lui: crediamo che le negligenze vi siano state. E’ nota la carenza di personale nel penitenziario oltre a tante altre problematiche. Quindi non si è trattato solo di una valutazione medica approssimativa: il problema è tutta la gestione del carcere. La funzione della pena sarebbe quella di riabilitare una persona ma evidentemente non è così". Non punta il dito contro nessuno ma chiede che si faccia giustizia accertando eventuali responsabilità Jessica Tocci, sorella ‘acquisita’ di Fabio Romagnoli, il detenuto 40enne morto in carcere il 20 febbraio dello scorso anno dopo aver inalato gas da un fornellino. L’autopsia non avrebbe chiarito completamente se si trattò di un suicidio o di un incidente, ma per la Procura di Modena non sarebbero ravvisabili responsabilità di altre persone circa il decesso del detenuto. Per questo motivo il pm Francesca Graziano, al termine delle indagini, ha chiesto l’archiviazione del fascicolo per omicidio colposo, rimasto a carico di ignoti. Ora sarà il Gip a decidere se archiviare o meno il caso ma la famiglia chiede di continuare ad indagare poichè il 40enne aveva già tentato il suicidio altre volte. Dunque, secondo i familiari, doveva essere quantomeno sorvegliato. Romagnoli, originario del Ferrarese, era stato trovato accasciato a terra a fianco del fornello dal compagno di cella e da un agente della polizia penitenziaria. La consulenza medico legale, affidata al dottor Fabrizio Zucchi, confermando la causa della morte nell’inalazione del gas, non avrebbe però sciolto i dubbi sulla dinamica, pur propendendo per un evento accidentale. Nei mesi precedenti, a luglio 2022, il detenuto era stato qualificato come "a rischio medio" di suicidio e collocato nella zona dedicata a questo tipo di situazioni. In seguito però, secondo le valutazioni degli operatori e degli psicologi, il rischio era calato e il 40enne era stato trasferito in un’altra sezione. Secondo alcune testimonianze nei giorni precedenti il dramma il detenuto non aveva dato ‘segnali’ preoccupanti e il caso, per la Procura, è da archiviare: non ci sarebbero elementi utili a supportare eventuali omissioni in chi lo ha seguito. Il 40enne avrebbe terminato la propria pena dopo pochi mesi ma dal carcere non è mai uscito. "Quando ci hanno consegnato le sue cose c’erano alcune lettere in cui Fabio chiedeva scusa a tutti e affermava di voler porre fine alla propria vita – spiega la sorella Jessica –. Dispiace apprendere che si escludono responsabilità dal momento che il suicidio, Fabio, lo aveva annunciato e già tentato. Prima di entrare nel penitenziario il 21 luglio 2022 tentò di impiccarsi con una maglietta a casa. I medici del ps nei documenti avevano scritto che non escludevano una reiterazione del gesto autolesionistico – sottolinea Jessica – Fu trasferito a Modena e dopo sole tre settimane spostato nell’area priva di sorveglianza. Capisco che quello sia l’iter ma sicuramente non era fuori pericolo". Romagnoli era entrato in carcere con l’accusa di stalking nei confronti della ex fidanzata; era stato rinviato a giudizio e posto ai domiciliari ma era evaso e per questo era stata inasprita la misura cautelare. "Aveva tentato il suicidio anche dopo una precedente relazione finita male – conclude Jessica – Era in cura al servizio territoriale: tutta questa documentazione è arrivata in carcere? Non credo. Reputo assurdo che una persona che ha tentato il suicidio possa utilizzare una bomboletta di gas in cella. Se tanti riescono a suicidarsi in cella un problema c’è".