"Negozi, il rischio chiusura è dietro l’angolo"

Siligardi (Confesercenti): "Anni difficili per il commercio di vicinato. Bisogna attuare delle politiche fiscali più vantaggiose"

"Negozi, il rischio chiusura è dietro l’angolo"
"Negozi, il rischio chiusura è dietro l’angolo"

Ogni serranda che si abbassa è una ‘sconfitta’, e non solo per il negoziante, ma per tutta la comunità. In attesa di un preciso bilancio su quelle che sono state le chiusure dei negozi nell’anno appena concluso, le associazioni di categoria si interrogano su quali possono essere le criticità e le eventuali soluzioni da attuare. "Sono anni molto difficili per il commercio di vicinato - esordisce Massimiliano Siligardi, direttore di Confesercenti Terre d’Argine - e purtroppo il numero delle chiusure rischia di aumentare. Un primo grosso problema che devono affrontare è quello della concorrenza della grande distribuzione e dell’e-commerce.

Quest’ultimo forse ancora più letale, in quanto pone anche una questione di concorrenza sleale, essendo soggetto ad un regime fiscale molto agevolato". Per questo, prosegue Siligardi "se ancora si crede nel ‘commercio di vicinato’, e lo so vuole tutelare quale risorsa per l’economia e anche per la sicurezza di una città, è necessario siano attuate delle politiche fiscali più vantaggiose e sostenibili per i negozi del centro storico. Ad esempio, si potrebbe intervenire sui canoni di locazione per i negozi e stabilire, come avviene per i privati, un regime concordato".

Ciò per quanto riguarda le attività commerciali con sede fissa; diversi il caso del commercio ambulante su aree pubbliche: "Purtroppo – spiega il direttore di Confesercenti – ci sono stati vari ambulanti che hanno dovuto chiudere la loro attività, in quanto non sono riusciti a garantire un ricambio generazionale. Quello dell’ambulante è un mestiere molto faticoso e poco appetibile per i giovani, specie se non viene garantita una adeguata remunerazione. In questo ambito, per garantire la prosecuzione delle attività, sicuramente sarebbe importare anche creare le condizioni per una concorrenza leale, con conseguente ‘espulsione’ dai mercati di quei soggetti che vendono ponendosi al di fuori delle regole".

E le aperture di nuovi negozi? "Ce ne sono – commenta Siligardi – ma il vero problema è avere la capacità di resistere sul mercato. Il turn over troppo accelerato fa capire che le neo imprese spesso non hanno questa capacità, in quanto i costi sono superiori ai ricavi". Il tema della concorrenza con la grande distribuzione (dagli anni Novanta) e poi con l’on line negli ultimi venti anni, è sottolineato anche da Daniele Gilioli di ‘Gilioli Multistore 1929’, presidente di Confcommercio Carpi: "Tutti gli acquisti su Amazon non aiutano il reddito locale e non portano a noi commercianti ‘fisici’ benefici economici, anche considerando la forte agevolazione fiscale di queste multinazionali. Ogni acquisto su Amazon è un contributo alla chiusura di un negozio fisico. Quello che noi possiamo fare è rendere più attrattivi i nostri negozi e, se vi vuole agevolare il cliente, vendere on line ma attraverso i nostri canali. Poi, sarebbe necessario che realtà come Amazon venissero ‘combattute’ a livello nazionale, facendo loro pagare le tasse come le paghiamo noi commercianti: attualmente la forbice è troppo ampia".

"Da parte de cittadino – prosegue Gilioli – ci vorrebbe la buona volontà di aiutare l’economia locale, i negozi fisici che poi rispondono garantendo assistenza e consulenza ai propri clienti".

Maria Silvia Cabri