Pd, ’Metodo Bologna’. L’ultima suggestione per uscire dalla palude: una sfida a colpi di firme

Summit dei big per provare a sbloccare l’impasse sulle candidature. Due strade possibili: il nome pigliatutto o la battaglia delle sottoscrizioni .

Pd, ’Metodo Bologna’. L’ultima suggestione per uscire dalla palude: una sfida a colpi di firme

Pd, ’Metodo Bologna’. L’ultima suggestione per uscire dalla palude: una sfida a colpi di firme

Convergere su un candidato unico, ma se proprio non si riesce l’unica soluzione per selezionare tra gli otto candidati (a meno di includere tra le opzioni anche il sorteggio, come nell’antica Grecia) è affidarsi ai circoli coinvolgendoli in un elaborato ’girone eliminatorio’. È l’ultima suggestione che circola nel Partito democratico per uscire dalle sabbie mobili.

Il nuovo percorso possibile dovrebbe essere uno dei temi al centro del super summit in programma nel pomeriggio di oggi tra Stefano Bonaccini, Gian Carlo Muzzarelli, i segretari cittadino e provinciale Federica Venturelli e Roberto Solomita, Davide Baruffi, il parlamentare Stefano Vaccari, Igor Taruffi, responsabile nazionale dell’Organizzazione del partito in rappresentanza di Elly Schlein, e la parlamentare Maria Cecilia Guerra.

La maggior parte spingerà in prima battuta per bypassare le primarie e provare a convergere su un candidato unico. Qual è il problema? Che il candidato unico non può essere pescato tra i fatidici otto (Bortolamasi, Guerzoni, Ori, Ferrari, Lenzini, Bosi, Arletti e Maletti). Quindi per una sorta di parità di trattamento tutti fanno un passo indietro per far emergere un nuovo nome: i più gettonati in queste ore sono quelli di Davide Baruffi, stante anche l’indisponibilità di Maria Cecilia Guerra, e di Massimo Mezzetti, considerata quest’ultima la figura più in grado di allineare la coalizione. Da sinistra al centro. Basti pensare che da Azione trapela che qualora il candidato sindaco espresso dal Pd fosse Massimo Mezzetti l’alleanza sarebbe non praticamente fatta, ma quasi. L’interessato però già da tempo, e a quanto pare anche nei giorni scorsi, avrebbe spiegato di non voler accettare per una scelta puramente personale, non politica.

Baruffi dunque. Oppure, in subordine, se proprio gli otto candidati non intendessero rinunciare, si potrebbe aprire un’altra strada sulla falsariga del percorso seguito a Bologna alle scorse amministrative che hanno premiato Matteo Lepore: ogni candidato raccoglie le firme sulla base di un documento breve nel quale spiega a grandi linee l’idea di città e alcuni interventi che ha in mente. Si può fissare un quorum (poniamo un minimo di 150-200 sottoscrizioni), incrementabile se oltre agli iscritti si decidesse di includere nel diritto di firma anche gli elettori iscritti all’albo delle primarie. Chi supera la soglia – facciamo per ipotesi che ci riescano in cinque – passa alla fase successiva. Nella quale ci si presenta davanti ai circoli convocati in via ufficiale accorpati per area geografica, e racconta il suo programma: al termine i circoli – anche in questo caso eventualmente allargati agli elettori delle primarie registrati con nome e cognome – esprimono un voto. I due che la spuntano (ma si può arrivare anche a uno) si sfidano alle primarie di coalizione assieme al rappresentante degli altri partiti.

C’è chi obietta: ma non si poteva fare così già due mesi fa? Eh no, rispondono i maliziosi. Le consultazioni appena chiuse sono state il classico ’facite ammuina’ della real marina borbonica in occasione della visita dei superiori (un goliardico falso storico, sia chiaro). ’Tutti coloro che stanno a prua vadano a poppa e quelli a poppa vadano a prua, quelli a dritta vadano a sinistra e quelli a sinistra vadano a dritta’. L’obiettivo cioè, secondo questa ricostruzione, era mascherare l’impasse con una frenetica attività nella speranza che Bonaccini e Muzzarelli nel frattempo si accordassero su un nome. Manovra non riuscita. Adesso non c’è più tempo.