Residenze anziani nella bufera: "Ci mobiliteremo contro i rincari. E va ripensato il sistema appalti"

Da febbraio scattano gli aumenti, mentre monta la polemica sulla qualità del servizio, in particolare il cibo. De Nicola (Cgil): "Aumento delle tariffe di circa 1500 euro l’anno, una stangata che colpisce tutti". .

Residenze anziani nella bufera: "Ci mobiliteremo contro i rincari. E va ripensato il sistema appalti"
Residenze anziani nella bufera: "Ci mobiliteremo contro i rincari. E va ripensato il sistema appalti"

Dallo scandalo scoppiato in merito al cibo "scadente" servito agli utenti della Cra Ramazzini, all’aumento 2024 delle tariffe deliberato dalla Giunta regionale dell’Emilia-Romagna (a Modena sarà applicato da febbraio): per le Case Residenza Anziani della provincia di Modena sono giorni difficili.

Per approfondire questi temi, ci siamo rivolti ad Alessandro De Nicola, Segreteria confederale Cgil di Modena.

Aumento delle tariffe nelle Cra e sindacati sul piede di guerra. Ci può delineare la situazione?

"Per quanto riguarda le Case Residenza Anziani, dal 1° febbraio ogni utente dovrà pagare 4,10 euro in più al giorno, parliamo di circa 1500 euro totali all’anno: conti alla mano, si tratta di una mensilità di stipendio in più versata annualmente per ogni utente in risposta all’aumento della retta. Riteniamo che la decisione della Regione sia sbagliata nel metodo e nel merito. Nel metodo perché sono state assecondate le pressioni dei gestori che da tempo richiedevano gli aumenti; nel merito, perché questo rincaro colpisce tutti allo stesso modo senza tener conto delle condizioni socioeconomiche delle famiglie. Venir meno al principio di progressività è molto grave, soprattutto quando si parla di alzare la tariffa giornaliera a persone che, nella maggior parte dei casi, trascorrono mesi o anni in queste strutture. Chi potrà, pagherà, ma nel caso di indigenti, saranno i Comuni che, con soldi pubblici, dovranno farsi carico delle spese".

Quale sarà la risposta da parte dei sindacati?

"Crediamo che la Regione non abbia affrontato adeguatamente una discussione che avrebbe dovuto riguardare complessivamente il sistema di accreditamento, ragionando sulla qualità complessiva del servizio delle Cra. In quanto organizzazioni sindacali, ci mobiliteremo unitariamente contro questi aumenti, andremo a protestare sotto la sede della Regione e, parallelamente, cercheremo di aprire un confronto con i Comuni per ottenere un quadro complessivo sulla situazione delle case protette: è indispensabile aprire la discussione il prima possibile per riportare condizioni di equità e giustizia. In tutta probabilità, i risultati dei nostri sforzi saranno effettivi soltanto nel 2025, quando il sistema di accreditamento sarà aggiornato, ma è nostra intenzione agire nell’immediato".

Sulla questione delle mense che giudizio date?

"La segnalazione della coordinatrice di una struttura sulla pessima qualità del cibo somministrato agli anziani non può lasciarci indifferenti. A mio parere la questione è più ampia e, come già accennavo, oggi si rende indispensabile dare vita a una riflessione approfondita sulle procedure di appalti e subappalti in riferimento non solo alla mensa, ma anche alle attività ricreative e alla qualità dell’assistenza che viene erogata a ogni utente".

Quali sono i temi più urgenti su cui intervenire?

"A nostro avviso è prioritario approfondire le condizioni di lavoro dei dipendenti. Nella bozza dell’aggiornamento dei requisiti di accreditamento che la Regione ha inoltrato ai sindacati, ad esempio, si prevede la possibilità di ingaggiare personale a partita Iva. Durante la pandemia, questa opzione è stata una risorsa ma, a nostro parere, oggi, comporterebbe una precarizzazione dei rapporti di lavoro.

Ancora, serve una riflessione immediata sulla qualità dei servizi: ci viene spesso riferito che le condizioni degli utenti sono peggiorate rispetto agli anni scorsi tuttavia, quando il sindacato discute con le strutture, sembra che assumere operatori in più non serva mai.

In conclusione, il dibattito che si è acceso in Emilia-Romagna fa parte di una battaglia che, a mio avviso, va combattuta a livello nazionale: se non si finanzia il mondo della non-autosufficienza, i fondi destinati alla Sanità sono inadeguati e si continua con il taglio risorse destinate agli enti locali, è evidente che i costi cadranno sempre di più sulle spalle degli utenti finali".