Rivolta in carcere, l’ipotesi di torture. Scontro sull’archiviazione del caso: "Bisogna continuare a indagare"

In tribunale l’udienza sul fascicolo: iscritti 120 agenti della penitenziaria dopo la denuncia di alcuni detenuti. L’avvocato Zaccaria: "Accuse infamanti". Antigone: "Serve un processo per la verità". Rinvio a maggio.

Rivolta in carcere, l’ipotesi di torture. Scontro sull’archiviazione del caso: "Bisogna continuare a indagare"

Rivolta in carcere, l’ipotesi di torture. Scontro sull’archiviazione del caso: "Bisogna continuare a indagare"

Si è svolta ieri mattina davanti al giudice dottoressa Clò la maxi udienza di opposizione all’archiviazione dell’indagine sulla rivolta nel carcere dell’8 marzo 2020. Ad essere iscritti nel registro degli indagati con le ipotesi di reato di tortura e lesioni aggravate in concorso ben 120 agenti della polizia penitenziaria di Modena. Come noto in seguito alla rivolta nel Sant’Anna morirono nove detenuti, secondo la ricostruzione degli inquirenti per ingestione massiccia di metadone. Successivamente e a seguito della denuncia di alcuni detenuti, che parlarono di pestaggi ad opera degli agenti, questi ultimi furono iscritti nel registro degli indagati. La procura aveva chiesto l’archiviazione del fascicolo ma i legali dell’associazione Antigone, così come gli avvocati dei familiari delle vittime hanno presentato opposizione. Ieri il giudice ha rinviato al prossimo due maggio per la delicata decisione. In aula hanno parlato i procuratori e i legali delle persone offese. Le difese degli indagati hanno chiesto l’estromissione dell’associazione Antigone, ritenendola non legittima e richiamando il precedente provvedimento di estromissione nell’ambito del procedimento sulle morti dei carcerati. Ieri, invece, il Gip ha ammesso Antigone non condividendo, su questo punto, il precedente provvedimento di due anni fa. I legali delle presunte parti offese hanno quindi chiesto un supplemento di indagine. "Abbiamo presentato l’opposizione e la nostra posizione è stata ritenuta ammissibile dal giudice perchè era stata sollevata una questione per farci estromettere dal processo ma il giudice ha rigettato la richiesta appunto – afferma l’avvocato Simona Filppi per Antigone –. Siamo fiduciosi che il processo possa andare avanti perchè siamo convinti che vi sia stata un’ingiustizia nella chiusura del fascicolo relativo alle morti durante la rivolta. Un fatto mai accaduto nella storia di questo paese e dell’Europa e su questo pende un ricorso alla Corte Europea. Ci auguriamo che questa parte di indagine, che riguarda il reato di tortura vada avanti perchè ci sono elementi importanti che attestano come molti detenuti, che si erano volontariamente consegnati alla polizia, siano stati malmenati". Secondo l’avvocato Luca Sebastiani, che rappresenta due persone offese ci sono elementi che devono essere approfonditi. "Abbiamo illustrato al giudice tutte le nostre considerazioni tese ad evidenziare l’insufficienza delle indagini preliminari espletate e soprattutto la valutazione finale adottata dalla Procura. La verità va accertata con il metodo che la storia giuridica internazionale ha acclarato come il più affidabile: un processo dove la prova si formi nel contraddittorio tra le parti. In presenza di innumerevoli coni d’ombra, riteniamo inaccettabile, a garanzia di tutti, indagati compresi, che anche questa vicenda si chiuda con un’archiviazione in fase di indagini preliminari". L’udienza è stata rinviata al 2 maggio per far discutere i difensori degli indagati. Dopo di che si deciderà se archiviare o meno. "Siamo tranquilli e sereni – afferma l’avvocato Cosimo Zaccaria, che rappresenta alcuni degli agenti indagati – , le indagini sono state svolte con compiutezza e precisione. Quasi tutti gli agenti ascoltati e interrogati sono stati in contemporanea sottoposti ad intercettazioni telefoniche e le stesse hanno confermato che stavano raccontando la verità quando hanno raccontato i fatti all’autorità giudiziaria. Buona parte degli agenti penitenziari hanno salvato la vita ad altri detenuti aggrediti e ben 18 in stato di overdose ed incoscienza. Questo non si concilia con accuse infamanti di tortura e maltrattamenti".

L’avvocato Paolo Petrella, che rappresenta il comandante della polizia penitenziaria sottolinea infine: "Discuteremo alla prossima udienza, evidenziando a nostro parere i temi importanti. Insistiamo per la richiesta di archiviazione: a nostro avviso non ci sono elementi per provare la penale responsabilità".