Summit Pd, fumata nera. Muzzarelli sogna il terzo mandato e congela i candidati

Altro nulla di fatto nella riunione tra i big sulla corsa a sindaco . Secondo indiscrezioni il primo cittadino spera ancora nella legge . Nel vertice avrebbe detto che parlare di nomi adesso è prematuro.

Summit Pd, fumata nera. Muzzarelli sogna  il terzo mandato  e congela i candidati

Summit Pd, fumata nera. Muzzarelli sogna il terzo mandato e congela i candidati

Filtrano spifferi dal super summit blindato del Partito democratico di sabato sera. Sul possibile candidato ufficiale nella corsa a sindaco nelle amministrative di giugno lo stallo continua, il vertice tra Stefano Bonaccini, Davide Baruffi, Stefano Vaccari, Gian Carlo Muzzarelli, Federica Venturelli, Igor Taruffi e Roberto Solomita, Maria Cecilia Guerra si è risolto con un sostanziale nulla di fatto. Un ulteriore rinvio all’assemblea cittadina del 18 dove peraltro non è detto che si arriverà alla fumata bianca. E questo per una semplice ragione: a quanto pare sarebbe il sindaco Gian Carlo Muzzarelli a tenere il freno a mano del partito ancora tirato. Secondo indiscrezioni nella riunione dell’altra sera il primo cittadino avrebbe ribadito che è ancora troppo presto per definire un metodo (l’ultima idea che circola è una competizione interna a colpi di firme), tanto meno per parlare di nomi. E questo vale non solo per Andrea Bortolamasi, il designato del rivale politico Bonaccini, e per Davide Baruffi, il possibile candidato di sintesi. Ma anche per lo stesso Giulio Guerzoni, da molti indicato come il suo favorito per la successione.

Una cristallizzazione dello scenario che si protrae ormai da settembre. Subìta, sempre secondo questa ricostruzione, dagli altri big del Pd non tanto perché non avrebbero la forza di contrastarla quanto perché andare contro il sindaco uscente non è educato e soprattutto alla vigilia del voto non è di buon auspicio. Ne sanno qualcosa a Bologna dove la frattura tra il primo cittadino Walter Vitali e il partito nel 1999 turbò l’elettorato di riferimento che astenendosi determinò la vittoria di Giorgio Guazzaloca.

E d’altronde, è l’interrogativo, quale dovrebbe essere la scintilla per convincere Muzzarelli a mettere in moto finalmente la macchina? La sensazione è che lui stia in fondo sperando nella possibilità del terzo mandato. Nella maggioranza di centrodestra a Roma è stato raggiunto l’accordo per modificare il Testo unico degli enti locali che lo prevede per i Comuni sotto i 15mila abitanti, chissà che la finestra alla fine non si apra anche per i piani più alti. Nell’attesa di Godot dal punto di vista del sindaco l’ufficializzazione di un candidato brucerebbe le sue eventuali chance di ripresentarsi per la terza volta. Per questo ha bisogno di prendere tempo.

E tuttavia l’insofferenza nel partito monta. I segretari Pd in settimana incontreranno gli alleati senza aver un mandato definito né sulle regole delle primarie, né sul quadro programmatico, men che meno sui nomi. Nessuno, d’altra parte, intende sfidare apertamente Muzzarelli, in possesso di una dote politica in grado di far sfondare il partito anche all’esterno del perimetro elettorale di riferimento. Ma soprattutto per non ritrovarselo in caso di vittoria, qualora si arrivasse allo scontro totale, capogruppo o presidente del Consiglio comunale, che significherebbe trasformare la massima assemblea cittadina in un Vietnam per la futura giunta.