Svelato il ’biopic’ Ferrari Via Emilia e l’Accademia una magnifica cornice Mann fa brillare la città

Ieri a Venezia la prima dell’attesissimo film sul Drake girato in centro. Adam Driver replica gli sguardi enigmatici del papà del Cavallino. e racconta: "Non ho guidato io le Rosse: erano terrorizzati all’idea". .

Svelato il ’biopic’ Ferrari  Via Emilia e l’Accademia  una magnifica cornice  Mann fa brillare la città

Svelato il ’biopic’ Ferrari Via Emilia e l’Accademia una magnifica cornice Mann fa brillare la città

di Lara Maria Ferrari

Bianco e nero fulgido, sgranato, d’epoca, a esaltare le imprese del giovane Drake pilota. Spavaldo, elettrizzato, lo vediamo nell’atto di superare un rivale su pista e prendersi i giusti meriti. E’ la sequenza che Michael Mann ha scelto come biglietto da visita di ‘Ferrari’, il biopic sul fondatore della casa automobilistica più famosa del mondo, in concorso alla 80ª Mostra del Cinema di Venezia, presentato ieri e in corsa per il Leone d’Oro (l’uscita prevista nelle sale è ancora ballerina, si parla di 30 novembre o del 25 dicembre). Un film ‘alla Mann’, con una formidabile direzione degli attori, a cominciare da Adam Driver nel ruolo del titolo, che brilla in una interpretazione degli anni più cupi e irrisolti di Enzo, quelli in cui dovrà dar fondo a tutta la sua indistruttibile forza di carattere e lungimiranza imprenditoriale per uscire da una angosciante crisi finanziaria a pochi passi dal fallimento. Talenti che Driver mostra di possedere come fossero i suoi, esibendo quelle smorfie del Drake che solamente gli intimi sapevano capire: adirato, sarcastico o felice? E’ un film sull’uomo, Ferrari, e sulle alterne fortune della vita, ma soprattutto è un film sulle avversità e la capacità di superarle.

Quanta Modena c’è in Ferrari ? Tanta. Ferrari è Modena e viceversa. Perfino i portici, nelle riprese mozzafiato della Milla Miglia del cineasta di Chicago sembrano più rossi del solito, sporcati dal rosso Ferrari. Un rosso brevettato, irriproducibile, esattamente come il motore. Il suo suono. Nel 1929 il direttore sportivo fondò a Modena la Scuderia Ferrari, con cui all’inizio l’Alfa Romeo intrattenne rapporti di preziosa collaborazione, ma la rottura fra le due case era solamente una questione di tempo e avvenne nel 1939, quando Enzo fondò la Auto Avio Costruzioni, con cui iniziò a fabbricare i primi bolidi da corsa, contrassegnati già dal cavallino rampante. Nel 1943 sorse l’officina di Maranello, cui fece seguito, nel 1946, la nascita della Ferrari Automobili. La torre della Ghirlandina ripresa dall’alto, Palazzo Ducale e il cartello ricambi a occupare la piazza, la via Emilia in tutta la sua baldanzosa traiettoria a piccole anse, diventano teatro delle fasi più furibonde della Mille Miglia, competizione nella quale i piloti del momento non risparmiavano nessuna goccia di sudore e ai quali Ferrari chiedeva il massimo. E di superarlo. Ne sapevano qualcosa Peter Collins e Alfonso De Portago, a cui non interessava subire le angherie del boss pur di potere un giorno saltare dentro uno dei suoi abitacoli.

Quello del film è un mondo maschile – siamo negli anni Cinquanta, che nel cinema virile di Mann vanno a pennello – ma capace di riservare sorprese. Se infatti il deus ex machina è uomo, i conti in casa e in azienda qui li tiene una donna. Laura, la moglie. Penélope Cruz, che i modenesi hanno imparato a conoscere l’anno scorso, pettinata e vestita nella moda dell’epoca, incarna una donna risoluta, all’assalto di un business tutto maschile con ferocia assassina. I modenesi sanno come sono andate le cose, in quella famiglia che sopravviveva all’oscuro di un’altra, frutto della storia clandestina del Drake con Lina Lardi. La storia di Ferrari è dolorosa, irta di difficoltà, ed è esattamente in queste pieghe che Mann affonda il coltello della cinepresa. Enzo, nello sguardo di Mann, è sangue vivo, vita pulsante, tragedie (la perdita di un figlio, del fratello), ma anche personalità speronante, capacità di ripresa. Come le macchine che progetta e che adora guidare sulle strade normali, scalando le marce. "Hanno creato per noi, per me, dei modelli personalizzati da corsa – confessa il protagonista Adam Driver, alto uno e novanta – e no, non ho guidato io le automobili. Erano terrorizzati che potessi toccare lo sterzo o un qualsiasi altro pezzo di una vera Ferrari", ha detto ai giornalisti divertiti.