Una confraternita a Salto È la prima dopo 100 anni

Montese, la Pia Unione Sant’Agata ha avuto il riconoscimento del vescovo La sua costituzione, festeggiata domenica, è un evento storico in provincia

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Don Caffagni benedice i medaglioni della Pia Unione Sant’Agata. A destra il priore

E’ nata una nuova confraternita in Appennino, la Pia Unione Sant’Agata. Erano più di cento anni che non ne venivano costituite e la stragrande maggioranza delle attive sono dormienti da decenni. Domenica, in occasione della festa di Sant’Agata, patrona dell’omonima borgata della parrocchia di Salto di Montese, è stato annunciato il riconoscimento della Pia Unione Sant’Agata da parte dell’arcivescovo di Modena monsignor Erio Castellucci, che ne ha approvato anche lo statuto. La chiesa era gremita durante la santa messa presieduta da don Bruno Caffagni, assistito dal diacono Maurizio Santagata, presenti i sindaci di Montese, Adelaide Zaccaria, e di Zocca, Gianfranco Tanari, oltre agli assessori alla Cultura Susanna Rossi Torri di Zocca ed Erminio Bernardi di Montese, i rappresentanti dell’Ufficio Confraternite della Curia Arcivescovile di Modena Paolo Tollari, Chiara Bonvicini e Andrea Ballocchi di Ospitale. Era anche il raduno annuale dei membri della famiglia Santagata che alcuni secoli fa abitava a Ca’ del Comandante, ad alcune centinaia di metri di distanza dalla chiesetta. Paolo Tollari, vice delegato arcivescovile delle confraternite, ha illustrato il ruolo di queste associazioni pubbliche di fedeli della Chiesa cattolica che hanno come scopo peculiare e caratterizzante l’incremento del culto pubblico, l’esercizio di opere di carità, di penitenza, di catechesi. «Le confraternite – ha spiegato – aggregazioni di laici antichissime di secoli, esistevano in tutte le nostre parrocchie poi sono decadute. L’arcivescovo intende ridare loro vita. Sono un ente ecclesiastico a tutti gli effetti, e il priore, che nel caso di Sant’Agata è Pierpaolo Santagata, ha lo stesso potere del parroco, cioè è immediatamente soggetto al vescovo; la confraternita è un ente ecclesiastico pari alla parrocchia». Tollari ha poi invitato le confraternite a ottenere anche il riconoscimento civile, diventare cioè persone giuridiche e potere così detenere proprietà. «A Modena – ha precisato – abbiamo circa 40 confraternite rette canonicamente e circa 300 in quiescenza. Delle 40, 10 hanno personalità giuridica, fra le quali quella di San Geminiano a Modena, proprietaria della chiesa. L’arcivescovo vorrebbe che le confraternite ritornassero a essere vive. Una confraternita esistente a fine anni settanta, anche se non ha più confratelli esiste ancora. Il Codice di Diritto canonico ne tutela l’autonomia e l’esistenza, come ente va avanti 99 anni dopo la morte dell’ultimo confratello. Basta rieleggerli». La funzione delle confraternite, però con personalità giuridica, va nella direzione di dare autonomia patrimoniale alle piccole parrocchie che in prospettiva potrebbero venire accorpate e i loro beni accentrati nella parrocchia del capoluogo. In questo modo verrebbero alleggeriti di compiti ai parroci. Walter Bellisi