L’arcivescovo Piero Coccia ha fatto sua la direttiva Cei
L’arcivescovo Piero Coccia ha fatto sua la direttiva Cei
I catechisti e i collaboratori parrocchiali si vaccinino. E’ la direttiva chiara che arriva dalla Cei e che l’Arcivescovo Piero Coccia che ha fatto propria assieme a al Consiglio presbiterale Diocesano per fronteggiare un problema non da poco: la presenza in parrocchia di persone non vaccinate tra coloro che prestano servizio. In questo senso, sulla scorta delle parole del Papa, è arrivato un invito esplicito a vaccinarsi rivolto proprio agli operatori pastorali: catechisti, ministri straordinari della comunione, ministranti adulti, animatori dei gruppi e tutti coloro che prestano il loro servizio nelle parrocchie. Invito...

I catechisti e i collaboratori parrocchiali si vaccinino. E’ la direttiva chiara che arriva dalla Cei e che l’Arcivescovo Piero Coccia che ha fatto propria assieme a al Consiglio presbiterale Diocesano per fronteggiare un problema non da poco: la presenza in parrocchia di persone non vaccinate tra coloro che prestano servizio. In questo senso, sulla scorta delle parole del Papa, è arrivato un invito esplicito a vaccinarsi rivolto proprio agli operatori pastorali: catechisti, ministri straordinari della comunione, ministranti adulti, animatori dei gruppi e tutti coloro che prestano il loro servizio nelle parrocchie. Invito rivolto naturalmente anche ai sacerdoti che però pare siano tutti vaccinati. Padre Marzio Calletti, parroco di San Francesco (Cappuccini) colpito da Covid nei mesi scorsi, ha fatto propria questa direttiva informando scout, coristi, collaboratori in una nota molto chiara: "Il parroco – dice – ha facoltà di sospendere dal servizio coloro che non vogliono vaccinarsi. Bisogna salvaguardare la libertà personale, ma contemporaneamente anche il bene della comunità. Sono sicuro che prevarrà in tutti il buonsenso, la responsabilità e l’obbedienza ai nostri pastori".

Padre Marzio porta ancora i segni del Covid: "Io ci sono passato – racconta – è una malattia molto seria, qualcosa che ti fa sentire debole, impotente di fronte al male. E’ stata una prova anche sul piano della fede, perché quando sei di fronte a qualcosa che ti annienta, il tuo spirito deve essersi allenato bene in precedenza per potere affrontare e superare queste difficoltà. Quando sei di fronte al male è dura. Per fortuna sono stato graziato e ce l’ho fatta, ma porto ancora le conseguenze di ciò che mi è accaduto, mi sento ancora debole. Dicono che è normale e che passerà, ma ancora non è passato a distanza di mesi". Una esperienza personale che provoca in padre Marzio alcune riflessioni: "Bisogna difendersi – dice – da questo male e soprattutto bisogna difendere gli altri, dobbiamo avere il senso del bene comune, il senso dell’altro attorno a noi, per questo vaccinarsi è importante. Rispetto la libertà di ognuno, ma ognuno di noi deve assumersi le proprie responsabilità verso l’altro. E poi è una questione di obbedienza e di fiducia. La chiesa è fatta di pastori, di discernimento, e la direttiva che arriva dal Papa e dai pastori è chiara: vaccinarsi per aiutarsi e proteggersi".

Questo potrebbe comportare qualche defezione tra le persone impegnate in parrocchia? "Probabilmente sì – afferma don Marco Di Giorgio – specialmente tra i più giovani che ancora non sono vaccinati, vedremo il da farsi. Ognuno è libero di scegliere, aspettiamo comunicazioni più precise però, perché ufficialmente ancora non ci ha detto nulla nessuno". Nella parrocchia del Porto si sono già portati avanti: "Da noi sono tutti vaccinati – dice don Marco De Franceschi – sia i sacerdoti che i collaboratori impegnati nei vari servizi in chiesa, con il catechismo o nel coro. Non c’è stato nessuno di loro che si è sottratto alla vaccinazione, proprio nello spirito di attenzione verso l’altro. Questa è la direttiva che arriva anche dal Papa alla quale obbediamo volentieri".

Davide Eusebi