Spaccio al parco di Pesaro, dito del piede mozzato col machete: brutale assalto

Sette gli indagati tutti nigeriani, la vittima è un pusher della banda rivale. Tra gli autori, anche un trapper famoso su Youtube. La procura ha appena chiuso l’inchiesta sulla spedizione punitiva che risale allo scorso settembre

Controlli al parco Miralfiore da parte delle forze dell’ordine (foto archivio)
Controlli al parco Miralfiore da parte delle forze dell’ordine (foto archivio)

Pesaro, 25 agosto 2023 – Il dito mignolo del piede mozzato con un machete. L’ultimo atto di una spedizione punitiva brutale con cui suggellare col sangue il loro dominio sulla piazza dello spaccio più ambita: il Parco Miralfiore. A contendersi il polmone verde della città, due gang di nigeriani, di cui faceva parte anche un noto trapper, tutti tra i 25 e 35 anni, che per mesi hanno spadroneggiato e portato il terrore nel parco.

Affrontandosi a colpi di pugni, calci, bastoni, bottiglie e lame. A sgominare le due bande ci hanno pensato le forze dell’ordine dopo quella vendetta feroce, l’ultima, dell’11 settembre 2022, denunciata dalla vittima. Individuati e iscritti nel registro della procura per lesioni aggravate in concorso, qualche giorno fa, l’indagine è arrivata alle battute finali. Notificati gli avvisi di conclusione alle parti. Primo passo verso la richiesta di rinvio a giudizio.

È un mini romanzo criminale quello che si legge nelle carte. A partire dai soprannomi. Alias, come “Rasta“ o “Acqua“, “Jude“, “Sabobo“, “Usasu“ e il trapper “John Fire“, che aveva riscosso una certa visiblità con i suoi video girati al monumento della Resistenza, anche quello un parco ambito per lo spaccio. “Story untold” (La storia non raccontata) è uno dei suoi pezzi che parla di sbarchi, immigrazione e della difficoltà a integrarsi, che ha avuto anche migliaia di visualizzazione. E questo è il gruppo che l’11 settembre dello scorso anno ha messo in atto l’aggressione contro due della gang rivale. Dodici (di cui 5 ancora non identificati) contro due. Ed ecco i fotogrammi della spedizione, così come emergono dal capo di imputazione. I dodici entrano nel parco, diretti all’area dei giochi per i bimbi. Hanno bastoni e bottiglie. Lì, seduto su una panchina c’è la loro preda. E insieme a un amico. Sono due della banda avversaria che tenta di guadagnarsi la piazza. Saltano addosso al giovane, lo afferrano e trascinano nel boschetto alle spalle dell’area giochi. Lo immobilizzano, lui si divincola. Ed ecco che salta fuori la lama. Secondo la ricostruzione della procura, è Usasu ad avere in mano la mannaia da 32 centimetri con una lama da 19. Alla vista del machete, la vittima prescelta si dimena, l’altro è tenuto sotto scacco dal resto della gang. Ed ecco che a mettere fine ai suoi disperati tentativi di liberarsi dalla presa, arriva il colpo di Usasu. Cala la mannaia sul piede destro del giovane e gli mozza il dito mignolo. O almeno buona parte. Il sangue esce copioso dalla ferita. La vendetta è compiuta. Il commando se ne va, fugge. Restano la vittima e l’amico. Vanno al pronto soccorso e lì i sanitari refertano il giovane ferito riconoscendogli 40 giorni di prognosi e una necrosi al dito. Scatta la denuncia. E parte l’indagine. Arrivata alla fine. Ora si tratta di vedere se i sette indagati (difesi dagli avvocati Marco Defendini, Simone Soro, Giuseppe Briganti, Ninfa Renzini, Andrea Reginelli) chiederanno o meno di essere ascoltati.