Migranti, appello di FI alla Regione: “Bonaccini firmi lo stato d’emergenza”

La consigliera Castaldini contro il governatore: “Presa di posizione politica. Ma servono risorse aggiuntive”

la consigliera Fd'I Valentina Castaldini
la consigliera Fd'I Valentina Castaldini

Bologna, 26 aprile 2023 -  Accogliere nell’emergenza e oltre l’emergenza. Una strada, o meglio un doppio binario, che secondo la consigliera regionale di Forza Italia, Valentina Castaldini, “è necessario percorrere”. Dati alla mano, sul tema migranti l’esponente azzurro contesta la scelta del presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, e chiede di accettare lo stato d’emergenza varato dal governo: “La decisione della Regione di opporsi all’emergenza? È solo una presa di posizione politica – afferma Castaldini - La realtà ci racconta di una strumentalizzazione del tema da parte di questa amministrazione, che accetta lo stato di emergenza a momenti alterni, a seconda di chi è al Governo e delle convenienze politiche. Non penso sia il momento di fare il braccio di ferro sui modi piuttosto che sui contenuti, perché c’è bisogno di risorse aggiuntive. Questa regione, che ha sempre raccontato di essere la prima su vari fronti e di essere particolarmente accogliente, deve farsi alcune domande”.

Profughi in Emilia Romagna, i dati

Oggi siamo “di fatto, di fronte a numeri già emergenziali: dal primo gennaio di quest’anno al 20 aprile, sono arrivati in Emilia-Romagna già 2.813 profughi, senza contare gli sbarchi degli ultimi giorni – continua - Cifre destinate a salire velocemente. Gli sbarchi di questi giorni, gli arrivi a Ravenna, ci dimostrano che di fatto accogliamo e accoglieremo, in cosa consiste quindi quel “no” alla struttura commissariale?”.

Non solo. La consigliera regionale ha inoltre presentato oggi due interrogazioni, “sui compiti della Regione che di fatto non sono onorati come meritano – continua - da una parte la formazione di chi si trova già nel circuito della protezione internazionale, dall’altra l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati e il tema dell’affidamento, tentando di incentivare l’affido alle famiglie invece dei soli centri di accoglienza integrati”. Il primo esempio riguarda “una grande occasione persa, quella dell’emergenza Ucraina” spiega Castaldini, con numeri alla mano: “In base ai dati forniti dalle Prefetture dell’Emilia-Romagna, al 25 luglio 2022 sono arrivati in Emilia-Romagna 27.585 sfollati Ucraini, di cui 16.463 maggiorenni, (circa 4.300 nella provincia di Bologna) – precisa - di questi sono circa 2.300 quelli ospitati in centri di accoglienza straordinaria, la restante parte si è inserita in un sistema di accoglienza diffusa e in autonoma sistemazione”. Quando è stata approvata la legge regionale sull’emergenza Ucraina per destinare i fondi ad hoc raccolti in Regione, “ho presentato un ordine del giorno, votato all’unanimità, che prevedeva la possibilità di attivare corsi di lingua e di formazione specifici. Questi corsi sono stati attivati e quindi pagati dalla Regione: hanno partecipato 476 profughi ucraini, di cui solo 30 nell’ambito territoriale di Bologna. Cosa è successo? – si domanda la consigliera regionale di Forza Italia - Il nostro sistema di accoglienza non è riuscito ad intercettare tutti i profughi in autonoma sistemazione, che dopo aver ricevuto il contributo una tantum della protezione civile, sono stati abbandonati a loro stessi”. Il secondo esempio, invece, riguarda la gestione dei minori non accompagnati. Al 31 dicembre 2022 l’Emilia-Romagna accoglieva in Sai 2.529 ospiti, di questi 528 minori stranieri non accompagnati. Dai dati più aggiornati, a marzo 2023, risultano accolti 1.744 minori pari all’8,9% del dato nazionale. “Ci sono storie di ragazzini catapultati in realtà e situazioni difficili a cui dobbiamo garantire la possibilità di un futuro – conclude - La legge Zampa del 2017 dà priorità all’affidamento in famiglia come principale strada di accoglienza rispetto alle strutture e, sempre questa legge, dà un particolare accento al diritto alla salute e all’istruzione e l’attivazione di specifiche convenzioni per l’apprendistato. E viene inoltre prevista la possibilità di supportare il neomaggiorenne fino ai 21 anni di età qualora sia necessario un percorso più lungo di integrazione. Ho chiesto nell’interrogazione qual è la reale percentuale dei minori dati in affido rispetto a quelli che sono in struttura. Vedere in diverse città, come ci confermano le cronache, proprio nelle aree più degradate e legate allo spaccio di stupefacenti stazionare in pianta stabile tanti di questi minori non è accettabile”.