Cartesiani, in virtù dei tre assi che si incrociano ad angolo retto, oppure antropomorfi, con le articolazioni meccaniche che si innestano l’una sull’altra sul modello del corpo umano. Sono i robot che la Quick Load di Castel Guelfo progetta, costruisce e, per gli antropomorfi, importa dal Giappone, fin dal 1997 e sotto l’abile coordinamento di figure come Davide Valentini (nella foto), fondatore del gruppo, legale rappresentante e responsabile dell’area commerciale.

I vostri robot non assomigliano a quelli di Asimov, ma aiutano lo stesso l’uomo.

"I nostri robot servono a creare isole di automazione che facilitino il funzionamento delle linee di produzione delle aziende clienti, di ogni dimensione e attive in settori che spaziano dall’automotive alle macchine utensili. Principalmente, si tratta di celle per carico e scarico e sbavatura pezzi, che siamo in grado di assemblare a partire da macchinari di importazione, come quelli della giapponese Nachi, fornitore di Toyota, oppure di realizzare in proprio".

Poi, una volta che la macchina gira, pensate a tutto il resto.

"Quella dell’automazione è una rivoluzione che, legata a doppio filo all’evoluzione digitale, sta investendo ogni forma di produzione. Per questo noi, tra clientele esigenti, maestranze iperqualificate e fornitori di primo livello, abbiamo presto iniziato ad andare ben oltre la mera realizzazione del prodotto. Forniamo un ‘pacchetto chiavi in mano’, fatto di macchinari all’avanguardia ma anche delle realative tecnologie di gestione".

Perché le macchine bisogna anche saperle usare.

"Spaziamo dall’integrazione elettrica, pneumatica e software di ogni impianto con l’ambiente in cui dovrà essere inserito, alle attività di consulenza, manutenzione e certificazione che ne eleveranno le performance rendendole costanti. Questo, ragionando con il cliente su come migliorarne il funzionamento e adattarlo a contesti ed esigenze ogni volta differenti".

Oggi la robotica è molto diversa da fine anni ‘90.

"Noi siamo partiti con tre operatori del settore che si separarono dalla loro casa madre e fondarono Quick Load, come nelle più classiche avventure industriali, tra le mura di un garage. A quei tempi esisteva ancora il concetto di magazzino, con la necessità di progettare macchine dedicate a una singola lavorazione, statiche e poco versatili. Ora lo scopo è dare vita a oggetti in continuo movimento, con macchinari che devono adattarsi ora per ora a produrre pezzi sempre nuovi e inserirsi in una rete mai tanto complessa".

E in un mercato sfaccettato.

"Una volta l’hardware aveva costi enormi e i clienti erano pochi e molto strutturati. Ora dobbiamo essere competitivi e capaci di innovare di continuo. Come ci impegniamo a fare, anche oggi, per ripartire dopo il calo di ordini legato al Coronavirus".