"Abbattere i velox? Un’azione criminale"

Giordani Biserni , presidente di Asaps dopo i recenti vandalismi: "Ricordiamoci che sono tutti segnalati, in altri paesi europei non è così"

"Abbattere i velox? Un’azione criminale"
"Abbattere i velox? Un’azione criminale"

"Un’azione criminale", così Giordano Biserni, presidente di Asaps, Associazione sostenitori e amici della polizia stradale, definisce l’abbattimento dei velox. "Adesso – aggiunge sarcastico – pare ci sia qualcuno che si accanisce sui dossi, poi magari toccherà ai guard rail, insomma smontiamo tutto quello che sulla strada rappresenta una protezione".

C’è chi dice però che la posizione di alcuni velox è sbagliata.

"Posso capire che soprattutto in alcuni comuni del nord la posizione di certi velox poteva essere pensata diversamente. Ma agire così significa non considerare cosa vuol dire sicurezza stradale e limite di velocità".

In Italia i rilevatori di velocità sono molti?

"Sì, ma sono tutti presegnalati e indicati con segnaletica, in alcuni casi c’è anche la pattuglia. In Slovenia, Austria, Svizzera non ci sono tutti questi avvisi".

Perché queste azioni riscuotono così tanto successo?

"Questo consenso collaterale ha anche un sapore elettorale e politico. Basta guardare cosa succede a Bologna, dove però, sarà una coincidenza.., gli incidenti stradali col limite dei 30 sono diminuiti di oltre il 20% e non c’è stato un mortale".

Come si deve intervenire?

"Serve il nuovo decreto del ministero dei Trasporti che dovrebbe rimettere ordine nella distribuzione dei rilevatori di velocità. La velocità se non la prima causa è sempre la concausa degli effetti gravi di un incidente".

La sicurezza in strada come cambia in base alla velocità?

"A 50 all’ora, con un tempo di reazione mediamente di 1 secondo, servono 27 metri per fermarsi, ai 30 ne servono 13. A 50/60 all’ora l’investimento di un pedone nell’80% dei casi è mortale, a 30 all’ora lo è solo nel 20% dei casi. Lo scorso anno nelle città italiane sono morti 440 pedoni, per fortuna uno solo a Ravenna perché è stata virtuosa. Sono morti 197 ciclisti, è come se tutti i corridori del Giro d’Italia fossero partiti il 1° gennaio 2023 e nessuno fosse arrivato al traguardo a dicembre".

Al contrario si registra un calo significativo di incidenti dove sono stati installati i sistemi di controllo. Non è sufficientemente indicativo?

"Per parlare di Bologna è ancora troppo presto, ma basta guardare le grandi capitali europee come Londra, Bruxelles dove gli incidenti mortali sono diminuiti del 30/40%. Anche a Madrid, Bilbao e in molte altre città c’è il il limite dei 30 in gran parte del territorio".

Lei ha sollecitato la presenza di più pattuglie sulle strade. Come può accadere vista l’ormai storica carenza di personale?

"Certo non potrà accadere finché chiuderanno i distaccamenti della Stradale come quello di Lugo di Romagna e molti altri a livello nazionale. Sono stati chiusi negli ultimi cinque, sei anni secondo una politica assurda, che è quella di risparmiare qualche centinaia di migliaia di euro magari per gli affitti, per pagare molto di più in sanità e, in generale, per gli incidenti".

Annamaria Corrado