"Ancora 1700 i faentini lontani da casa. Indennizzo dei beni mobili, serve chiarezza"

Il sindaco Isola: "Sono troppi i cittadini che hanno lasciato l’abitazione per l’alluvione senza avervi potuto fare ritorno". Le prospettive per il 2024: "I lavori alla palestra della Cavallerizza sono a buon punto. A giugno il clou con il Tour de France" .

"Ancora  1700 i faentini lontani da casa. Indennizzo dei beni mobili, serve chiarezza"

"Ancora 1700 i faentini lontani da casa. Indennizzo dei beni mobili, serve chiarezza"

Che 2024 sarà quello dei faentini?

Il sindaco Massimo Isola prova a tracciare un quadro generale, partendo ovviamente dall’emergenza-alluvione tuttora in corso.

Sindaco, il primo pensiero va ovviamente ai faentini ancora lontani dalle loro case: quanti sono?

"I più recenti contributi per l’autonoma sistemazione sono andati a circa 700-750 famiglie, il che significa che sono ancora fra le 1500 e le 1700 le persone lontane dalle loro abitazioni, a cui dobbiamo sommare i circa 55 cittadini ospitati nelle strutture ricettive come l’hotel Cavallino, una situazione quest’ultima che contiamo di risolvere a breve individuando per quelle persone nuovi alloggi. Ad ogni modo il 50% di chi lasciò la sua casa con l’arrivo delle alluvioni – faccio riferimenti ai 1500 cittadini che a luglio erano ancora fuori dalla loro abitazione – non vi ha ancora fatto ritorno. Una percentuale molto alta".

L’Agenzia per la casa che inaugurerà a breve è quanto mai necessaria, insomma.

"A gennaio potrebbe già muovere i primi passi: l’obiettivo è quello di ampliare la proposta pubblica, mettendo a disposizione un primo fondo di garanzia per i proprietari dinanzi al rischio di morosità, e un secondo fondo che possa aiutare gli inquilini che altrimenti non riuscirebbero a pagare l’affitto".

Basterà a risolvere la crisi abitativa?

"Non dobbiamo farci illusioni: esiste una quantità significativa di patrimonio edilizio che può tornare sul mercato solo se alle spalle c’è un piano di investimenti di portata nazionale".

In certe parti del centro l’idrologia sotterranea sembra avere subito dall’alluvione danni di lungo termine. Com’è la situazione?

"Alcuni effetti collaterali di quanto accaduto a maggio probabilmente devono ancora mostrarsi. Da parte nostra posso dire che stiamo facendo il possibile perché il quadrante che va da Sant’Ippolito a San Francesco non si trasformi in un quartiere fantasma: il convento di Santa Chiara anche quest’anno sarà messo a disposizione della comunità per fini sociali. Ci auguriamo che possa aprirsi un percorso di lungo periodo. Il rischio che alcune parti della città finiscano con l’essere abbandonate perché i cittadini da soli non ce la fanno è comunque concreto".

E qui si apre il tema della piattaforma Sfinge, abbiamo ben inteso?

"Molti stanno mostrando sfiducia, rischiamo di mettere in discussione la ricostruzione. I problemi di fondo sono due: in primis il meccanismo è così colmo di incongruenze e di incertezze burocratiche da mettere molti professionisti non in condizione di completare le perizie. Il secondo tema è l’anomalia di fondo che sta dietro Sfinge: non esiste la certezza che saranno indennizzati i beni mobili, come gli elettrodomestici, che sono notoriamente i più danneggiati dagli allagamenti. Sembra incredibile ma siamo costretti a evidenziarlo: a Faenza e nelle altre città romagnole non è arrivato un terremoto, ma un’alluvione. C’è poi il tema del personale: nelle graduatorie i Comuni non trovano i tecnici necessari perché in questo momento non sono più disponibili. Si tratta di compiti che non possiamo far svolgere a chi era nella graduatoria per diventare bibliotecario, per intenderci. Ci servono tecnici che al momento non abbiamo. Per quanto riguarda il ponte Bailey sul Lamone dovremmo avere la prossima settimana l’incontro definitivo per far partire i lavori".

Note dolenti invece sul fronte delle casse di espansione. Com’è la situazione in questo momento e come evolverà?

"Un capitolo che al momento è escluso dalle ordinanze emanate dopo l’alluvione. Auspichiamo di essere convocati a marzo per iniziare la discussione su un progetto a medio termine. Dobbiamo essere chiari e dirci che non sarà facile: il nostro è un territorio denso di piccole poderi, con una storia alle spalle di progetti i cui tempi si sono allungati per le conflittualità fra pubblico e privati".

Alle varie crisi si somma il riacutizzarsi di quella migratoria. Cosa devono aspettarsi i cittadini?

"Fatemi dire che Ravenna sta gestendo i massicci arrivi delle ultime settimane con efficienza e umanità. Se guardiamo ai numeri ci accorgiamo che le crisi innescatesi in paesi medio-piccoli come la Tunisia e la Guinea sono state sufficienti a far schizzare verso l’alto il numero di traversate: le dinamiche alla base delle migrazioni sono molto lontane da noi. Invito tutti a guardare il tema con una prospettiva più ampia: oggi in alcune scuole faentine, in particolare in centro, vediamo gli effetti delle migrazioni di ieri. I laboratori sociali messi in campo per l’integrazione stanno funzionando, si è trovato un punto di equilibrio. Il tema è ultragenerazionale, va affrontato senza ideologie".

Nel 2024 che sta iniziando ci sarà finalmente anche spazio per delle note positive per la città di Faenza e i suoi cittadini, non è così?

"I lavori alla palestra della Cavallerizza sono a buon punto, quelli al Palazzo delle Esposizioni entreranno nel vivo. I cantieri Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) sono poi già stati ultimati al cinema Sarti e al teatro Masini. A fine estate poi ritornerà Argillà, a maggio passerà di qui il Giro d’Italia, e a giugno sarà la volta del Tour de France, un evento unico, irripetibile. Faenza ha un suo posto nel mondo, nel 2024 dobbiamo tutti lottare per tornare ciò che siamo".