Se l’è cavata con la messa alla prova l’operatore di un allevamento ravennate che nel 2016 fu filmato mentre maltrattava alcune mucche, picchiate con spranghe in metallo e chiavi inglesi. L’’imputato, accusato di maltrattamento di animali, dovrà ora svolgere lavori di pubblica utilità per 120 ore. Una decisione, quella presa dal tribunale di Ravenna, che viene contestata da Essere Animali, associazione che diffuse il video, filmato da uno dei...

Se l’è cavata con la messa alla prova l’operatore di un allevamento ravennate che nel 2016 fu filmato mentre maltrattava alcune mucche, picchiate con spranghe in metallo e chiavi inglesi. L’’imputato, accusato di maltrattamento di animali, dovrà ora svolgere lavori di pubblica utilità per 120 ore. Una decisione, quella presa dal tribunale di Ravenna, che viene contestata da Essere Animali, associazione che diffuse il video, filmato da uno dei suoi volontari introdottosi sotto copertura nell’allevamento, dove catturò le immagini con una telecamera nascosta. Fotogrammi che, insieme a molti altri, squarciarono il velo sulla condizione di vita delle mucche utilizzate per la produzione di latte: al titolare dell’allevamento fu comminata una sanzione amministrativa per l’importo di tremila euro, per irregolarità nel registro dei trattamenti sanitari degli animali, rilevate dai Carabinieri forestali in un successivo controllo.

"Centoventi ore di lavori socialmente utili sono poco più che nulla", protesta Simone Montuschi, portavoce di Essere animali. "Sono quelle normalmente inflitte a chi si è messo alla guida dopo un bicchiere di troppo. Maltrattare un animale è un reato di una gravità assoluta. Chiediamo una riforma della legislazione sul maltrattamento, che inasprisca le pene e contempli l’interdizione dell’attività dell’allevamento, in modo da agire anche da monito per gli altri operatori del settore". E’ importante, prosegue Montuschi, "che le persone siano venute a conoscenza delle condizioni in cui vivono le mucche utilizzate per la produzione di latte. Animali la cui vita, pur non essendo finalizzata alla macellazione, è comunque costellata di dolore e sofferenze: parliamo di bovini sottoposti a pesanti ritmi di mungitura, che spesso non vedono mai un pascolo. Personalmente crediamo alla sincerità del pentimento manifestato dall’operatore in questione: gli psicologi evidenziano come lavorare molte ore in un ambiente in cui è messi di fronte alla sofferenza degli animali causi una desensibilizzazione nella persona, che può indurre a comportamenti violenti anche individui non sadici. La salute mentale di quegli operatori è una nostra preoccupazione. La nuova legislazione che chiediamo dovrà occuparsi anche di questo".

Filippo Donati