Cinquant’anni fa nasceva ‘E’ Bafiòn’

Storia di un semestrale sbocciato in piena crisi energetica per animare la vita parrocchiale di Conselice. Un pezzo di storia del paese

Cinquant’anni fa nasceva ‘E’ Bafiòn’

Cinquant’anni fa nasceva ‘E’ Bafiòn’

Sorta in epoca romana in un angolo appartato della Romagna, Conselice per secoli è rimasta un piccolo villaggio nascosto nelle valli e paludi che si estendevano verso il territorio ferrarese. Una situazione ambientale, questa, di totale isolamento e che non poteva non penalizzare la crescita sociale e culturale di questa comunità. Questo fino alla fine dell’ottocento quando da una falegnameria del paese nasceva una liuteria, cui faceva seguito una scuola di musica e una tipografia. Ed è proprio questa tipografia che nel 1906 dà vita alla prima forma di giornalismo paesano, con la pubblicazione del ‘ Il ranocchio’, un giornale a scadenza quindicinale e che, come riportava il sottotitolo, si prefiggeva "di essere artista, poeta, critico, musicista, istoriografo e cronista".

Inizia così l’avventura del giornalismo locale e che nel tempo registrerà anche momenti difficili durante il fascismo. Dopo ’Il ranocchio’ sarà ’Il traguardo’ ad animare la vita paesana, al fine di mettere alla berlina aspetti e personaggi della vita cittadina. Toccherà poi al giornale ’Lyra conselicese’, nel 1927, il compito di annunciare la rappresentazione di opere liriche nel teatro comunale, mentre nel 1928 avrà inizio la stampa del bollettino parrocchiale ‘ Il messaggero di Conselice’, pubblicazione bimestrale che verrà poi sospesa due anni dopo per il periodo della seconda guerra mondiale. Ed è proprio in parrocchia che nel 1974 prende vita, a supplemento del bollettino parrocchiale, il giornalino ‘E’ Bafiòn’.

Siamo durante la grave crisi energetica che, per ridurre i consumi petroliferi, costringerà anche i conselicesi a vivere le ‘domeniche a piedi; ovvero le disposizioni di legge destinate a vietare l’uso di auto e moto nei giorni festivi. È il parroco di allora, don Pietro Mongardi, a chiamare in canonica alcuni giovani cattolici, tra cui il sottoscritto, per cercare di animare la vita monotona delle domeniche in parrocchia; il tutto ideando un giornalino destinato a coinvolgere tutto il paese. Quel gruppo di giornalisti improvvisati sceglie per la nascente testata il nome ’E’ Bafiòn’: questo in riferimento alla maschera bacchica, con tanto di baffi, che appare scolpita sul marmo della vecchia fontana che sorge nella piazza cittadina e dove i paesani si radunano ogni sera per fare trebbo.

In quella riunione si studia sia la grafica e la impaginazione e i pezzi da pubblicare. Dopo alcuni giorni, esattamente il 17-2-1974, esce dalla tipografia il neonato giornalino ’È Bafiòn’: questo a supplemento del bollettino parrocchiale destinato non solo ai conselicesi residenti, ma anche a quelli emigrati in altre regioni e nazioni. Sulle ali di questa estemporanea avventura giornalistica il parroco pensa di far seguito alla iniziativa giornalistica convocando nuovamente quei suoi giornalisti in erba: ma all’appuntamento si presenterà solamente il sottoscritto, forse spinto dalle sue prime esperienze di collaborazione con il Resto del Carlino di Ravenna. E due mesi dopo uscirà così il secondo, ma purtroppo anche ultimo numero de ’E’ Bafiòn’, questo a causa delle esauste finanze parrocchiali. Ma gli imprevedibili disegni del destino vengono in soccorso di questa estemporanea iniziativa parrocchiale e nel 1979 il piccolo giornalino ritorna nuovamente in vita.

È l’imprenditore paesano Arnaldo Toschi, titolare dello stabilimento locale ‘Fael luce’, ad offrire il suo aiuto finanziario, spinto da un sentimento di amore per la sua comunità. La tiratura sarà di oltre tremila copie, di cui un migliaio verranno spedite in ogni regione d’Italia e una cinquantina all’estero . Il giornalino assumerà una nuova veste pubblicistica con un suo direttore responsabile, il sottoscritto, e con la necessaria iscrizione presso il Tribunale di Ravenna.

Il giornalino inizia così timidamente le sue pubblicazioni: questo per informare e documentare i suoi lettori su cose, fatti, persone e curiosità storiche o contemporanee della comunità conselicese. Tutti aspetti di vita o di cultura non solo paesana e che il foglio paesano ha raccolto in tanti anni per ravvivare una vita paesana in profonda crisi identitaria; questo a causa di pesanti divisioni politiche ed ideologiche, ma anche per sopiti orgogli di appartenenza, oltre alla necessità di dare nuova linfa alle radici e tradizioni del paese.

Un impegno pubblicistico, quello de ’E’ Bafiòn’ , volto a salvare sopra tutto tante umanissime storie di vita di umili braccianti, mondine e scariolanti. Una grande passione, quella che ha accompagnato la vita di questo foglio paesano, che ha contribuito alla realizzazione di importanti iniziative culturali e sociali: dal monumento alle mondine e scariolanti a quelli dedicati al ranocchio e all’indimenticabile parroco don Francesco Gianstefani. Da ricordare inoltre sia le stupende scenografie dell’artista Gino Pellegrini che la istituzione del premio ’E’ Bafion d’òr’ promosso dal foglio paesano e destinato ai conselicesi meritevoli, vicini e lontani.

A tarpare le ali, nel 2011, di questo storico giornalino conselicese, sono stati purtroppo sia i sempre più pesanti problemi burocratici e aumenti di spese del servizio postale, ma anche la mutazione di un mondo paesano che stava scomparendo per far posto ad un villaggio globale confuso e degradato. In paese solo qualche anziano ricorda ancora con struggente nostalgia il suo ‘bafiòn’, giornalino del quale proprio quest’anno ricorre il cinquantesimo di nascita. Un ‘amarcord’ giornalistico, questo, che per tanti anni ha riscaldato il cuore di alcune generazioni di conselicesi e che continuerà a proporsi ancora nel tempo, con le sue quattro raccolte anastatiche finite in alcune biblioteche, ma sopra tutto in tante famiglie conselicesi. C’era una volta ‘E’ Bafion’, un umile foglio paesano nato solo per riscaldare il cuore della sua gente.