Fisioterapista non vaccinata e sospesa a Ravenna. Si rivolge al Tar

I giudici: fisioterapista Ausl resti senza lavoro e senza stipendio fino alla camera di consiglio nella quale si deciderà nel merito

Vaccino anti-covid e professioni sanitarie: i primi casi al Tra. No alla sospensiva
Vaccino anti-covid e professioni sanitarie: i primi casi al Tra. No alla sospensiva

Ravenna, 15 ottobre 2021 - Nessuna sospensione della sospensione. Sembra uno scioglilingua e invece è quanto il Tar di Bologna ha deciso per una fisioterapista ravennate in attesa che la questione venga affrontata nel merito. Il che significa due cose: senza lavoro e soprattutto e senza stipendio, almeno per ora.

Materia del contendere è il vaccino anti-covid. O meglio: il non vaccino. Sì, perché la protagonista della vicenda non lo ha fatto. Nello specifico non si tratta di una no vax, ma di una professionista che, almeno secondo quanto da lei in sintesi lamentato attraverso il proprio legale, non si trova nelle condizioni idonee per ricevere questo tipo di vaccino. Da parte sua l’Ausl Romagna in buona sostanza ha invece fin qui lamentato la carenza – se non mancanza – di documentazione che provi questo tipo di situazione. Ed eccoci giunti sui tavoli del tribunale amministrativo regionale.

Per l’intero territorio provinciale, si tratta di uno dei primi casi delle professioni sanitarie a prestarsi al vaglio dei giudici amministrativi in tema di vaccini e covid. La richiesta della diretta interessata è quella naturalmente di annullare tutte le decisioni prese a suo carico partendo già da subito dalla loro sospensione. Il primo del fitto elenco è la nota con la quale l’ordine provinciale delle professioni sanitarie tecniche e della riabilitazione ha deliberato la "sospensione temporanea dell’esercizio di fisioterapista fino all’assolvimento dell’obbligo vaccinale". C’è quindi la comunicazione con la quale l’Ausl ha fatto sapere all’ordine e al datore di lavoro (cioè l’Ausl stessa) del mancato assolvimento dell’obbligo. Si arriva poi all’intimazione con la quale ancora l’Ausl ha dato cinque giorni di tempo alla propria dipendente per mettersi in regola, pena le conseguenze previste dall’apposita legge. A cascata, figura altra comunicazione nella quale l’Ausl ha chiesto di presentare entro i fatidici cinque giorni la certificazione dell’eventuale vaccinazione. Da ultimo, ecco il provvedimento più drastico: quello con il quale l’azienda l’ha sospesa dal servizio senza retribuzione. Secondo quanto rilevato nel decreto a firma del giudice Giancarlo Mozzarelli, presidente del collegio bolognese, per arrivare a una sospensione della misura (in questo caso la sospensione dal servizio), la norma prevede un requisito specifico: l’esistenza "di un caso di estrema gravità e urgenza" che come tale non consenta di aspettare fino alla camera di consiglio: cioè di arrivare al merito della questione. Dai documenti forniti tuttavia non è emersa "in alcun modo" l’esistenza di una "effettiva situazione" di questo tipo in relazione alla condizioni complessive patrimoniali e familiari. In definitiva la dipendente Ausl resterà senza lavoro e senza stipendio almeno fino alla causa che verrà discussa tra qualche giorno. E al quel punto le strade sono due: o il Tar le dà ragione e lei rientra subito nel camice. Oppure c’è la strada del consiglio di Stato. In ogni modo la questione si presta a fare da battistrada per tutti quei professionisti del settore medico-sanitario i quali, pur essendo non essendo no vax, hanno portato altre ragioni per sostenere di non dovere o potere ricevere il vaccino anti-covid.