Il ricorso al Tar della Saint-Gobain fa discutere

Contro il riconoscimento Unesco ai Gessi dell’Emilia Romagna. Pressing sull’azienda perché acceleri nella riconversione

Il ricorso al Tar della Saint-Gobain fa discutere

Il ricorso al Tar della Saint-Gobain fa discutere

Il ricorso al Tar avanzato dalla multinazionale Saint-Gobain contro il riconoscimento Unesco ai Gessi dell’Emilia Romagna, arrivato o in procinto di arrivare sulle scrivanie di varie istituzioni, dai ministeri degli Esteri, della Cultura e dell’Ambiente fino ai comuni di Casola Valsenio e Riolo Terme, deve ancora approdare in Regione. Dove gli umori, stando a quanto trapela, non sono dei migliori. L’oggetto del contendere è legato al divieto di ampliamento della cava di Monte Tondo sancito dall’Unesco: un elemento non presente nelle prime versioni della candidatura ma che fu inserito proprio in seguito alle rimostranze avanzate dall’organizzazione delle Nazioni Unite per la scienza e la cultura. L’assessora regionale all’Ambiente Barbara Lori per il momento tiene la barra a dritta: "Lo studio commissionato dalla Regione consente estrazioni nella cava di Monte Tondo per circa altri 10 anni. Non c’è alcuno stop immediato alle attività estrattive, che potranno proseguire negli attuali limiti per le quantità già concordate".

Anche il Comune di Casola, da sempre favorevole all’espansione della cava, è paradossalmente fra i bersagli del ricorso, per via del suo voto favorevole al percorso Unesco: "ricordo però – evidenzia il sindaco Sagrini – che nella prima versione del dossier Monte Tondo era escluso". Benché ancora non approdato al Ministero della Cultura, il ricorso al Tar ha lasciato perplessa la sottosegretaria Borgonzoni: "il vincolo al non ampliamento non è sancito dall’Unesco. L’impressione è che si voglia alzare un polverone, utilizzando l’Unesco come una clava. Quel riconoscimento è prezioso". Su un punto la Saint-Gobain e gli altri attori nella questione sono concordi: la progressiva riconversione della fabbrica di Casola Valsenio al cartongesso riciclato, che oggi ammonta al 7% circa delle lavorazioni totali. La Regione vorrebbe che si accelerasse sulla riconversione, in modo che la fabbrica non si faccia trovare impreparata fra 10 anni, mentre l’azienda sostiene che questo arco di tempo sia troppo contenuto per redigere un piano industriale così ambizioso. Servirebbe innanzitutto un corpus legislativo dedicato, che dia vita a una filiera capace di fare di Casola Valsenio un polo di portata nazionale o quasi per il riciclo del cartongesso: a chiedere di accelerare su questo fronte è la consigliera dei Verdi nell’assemblea regionale Silvia Zamboni.

Benché non tenera con la Saint-Gobain, Zamboni preme perché "in questi residui 10 anni di estrazioni siano attuate politiche di riconversione produttiva". Anche la Federazione speleologica regionale, prima redattrice della candidatura Unesco, sostiene come "dopo oltre 60 anni di attività sia arrivato il momento di iniziare un percorso di dismissione dell’attività estrattiva e di riorganizzazione dell’occupazione degli addetti. È tempo di invertire la rotta".