La borsa per l’ospedale sempre pronta, come lo zaino dei riservisti

L'articolo di Paolo Casadio riflette sull'importanza dell'antica pratica di preparare una borsa per l'ospedale con cura e previdenza, simbolo di dignità e controllo degli eventi in situazioni di malattia o ricovero.

Ricordo perfettamente, come chiamarla? Precauzione, accortezza, previdenza, fate voi, che consisteva nel tenere pronta la valigetta o borsa per l’ospedale. Conteneva un pigiama o veste da notte, una vestaglia, un paio di ricambi del vestiario intimo, un paio di pantofole o ciabatte, una coppia di calzette di cotone bianco; un ’malettino’ di buon tessuto, spesso lavorato a ricamo, che racchiudeva le posate e un tovagliolo; un asciugamano e una salvietta; un piccolo necessaire con pettine, spazzolino e sapone, un bicchiere. Nei capi si ricamava il nome della persona, in modo da riconoscerli nei colli collettivi delle lavanderie, e in generale la qualità era ottima. Quest’abitudine all’imprevisto, al non si sa mai, al pariamoci la testa, credo oggi sia scemata, ma negli anni passati la rammento assai diffusa: una vera e propria regola.

Andare all’ospedale significava sì l’abbandono dei propri punti di riferimento e delle proprie cose, ma anche la possibilità concreta d’essere esaminati e sondati sin nelle fibre più intime e guai a parere trasandati. Andare all’ospedale era sì una necessità imprevedibile di cui si sarebbe volentieri fatto a meno, ma si portava dietro questa dignità del paziente a presentarsi nella forma migliore. Quando, per qualche motivo, si paventava l’ipotesi di un ricovero, d’un intervento, ricordo mia suocera dare precise disposizioni su dove fosse la famosa borsa per l’ospedale, e stessa avvedutezza esprimeva mia madre e naturalmente mia nonna. Le chiacchiere erano poche: quando si stava male, occorreva farlo ben equipaggiati. La borsa per l’ospedale era paragonabile allo zaino per il riservista che doveva essere pronto in ogni tempo, e una volta confezionato la si depositava in qualche armadio, in attesa dell’uso. E quell’uso prima o poi arrivava e, nonostante la malattia o l’infortunio, quell’avere preordinato da tempo immemore la famosa borsa dell’ospedale rimandava una sensazione di controllo degli eventi, un modo di dire “lo sapevo che prima o poi”, una rassicurazione sulle proprie capacità di prevedere il destino e farsi trovare preparati.

Tanto ingegno predittorio forse lo si doveva alla fresca esperienza della guerra, o forse a una capacità di vaticinio che sfiorava la chiaroveggenza. Comunque fosse, qualsiasi censo riguardasse, con la qualità delle sue componenti la borsa dell’ospedale doveva qualificare socialmente il portatore.