La Perla, un’offerta già sul tavolo: "Le prospettive di ripresa ci sono"

Le rivelazioni dei commissari nella relazione al tribunale: "Azienda compromessa fin dal 2017"

La Perla, un’offerta già sul tavolo: "Le prospettive di ripresa ci sono"

La Perla, un’offerta già sul tavolo: "Le prospettive di ripresa ci sono"

Una luce in fondo al tunnel per La Perla, finalmente, si vede. Nonostante la crisi sia pesante, iniziata ben prima dell’era del finanziere Lars Windhorst. Lo fanno sapere i commissari giudiziali dell’azienda di intimo di lusso bolognese nella relazione depositata lunedì al Tribunale di Bologna. Per gli avvocati Gianluca Giorgi, Francesco Paolo Bello e Francesca Pace, infatti, "vi sono apprezzabili prospettive di ripresa e prosecuzione dell’attività, che consentono l’ammissione all’amministrazione straordinaria" per La Perla Manufacturing.

Insomma, dopo il vertice tra il ministro delle imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, con le sigle sindacali e l’assessore regionale al Lavoro Vincenzo Colla, che aveva fatto ben sperare a fronte di manifestazioni d’interesse che potessero tenere insieme stabilimento produttivo, forza lavoro delle mitiche ’perline’ e il marchio, oggi posseduto dalla controparte inglese, arrivano altre buone notizie per l’azienda bolognese di lingerie.

I commissari confermano "di aver avuto diversi contatti con soggetti industriali e investitori finanziari interessati alla rilevazione degli asset delle società con riferimento anche al sito produttivo di Bologna". Il contatto più concreto ha portato "alla ricezione di una manifestazione di interesse di un investitore attivo nell’acquisizione e nella gestione di asset europei unici nell’industria del luxury e del lifestyle", fanno sapere i commissari. Continuano, intanto, le interlocuzioni con soggetti che potrebbero acquisire in blocco le società del Gruppo: La Perla Manufacturing, La Perla Global Management Uk e La Perla Italia. Obiettivo: trovare qualcuno che rilevi sì il marchio, ma anche l’attività industriale così da evitare pericolose speculazioni finanziarie. I commissari, comunque, hanno preso in esame la storia dell’azienda di intimo di lusso, sintetizzando che la crisi ha origini lontane.

"Già nel 2017 la buca era talmente profonda che gli interventi effettuati – seppur marginalmente positivi – non sono stati sufficienti a invertire la rotta; quindi l’irreversibilità della crisi si è manifestata nel 2018: la pandemia, la guerra e l’aumento dell’inflazione e dei tassi di interesse hanno ulteriormente aggravato il dissesto", si legge nelle relazione di 54 pagine.

Insomma, "la situazione era già fortemente compromessa prima che il controverso finanziere Windhorst rilevasse La Perla nel 2018. In particolare tra il 2015 e il 2017, quando ancora il gruppo era in mano a Silvio Scaglia, i crediti commerciali verso la controllante sono passati da 12 a quasi 82 milioni". Il rapporto debiti/crediti verso la controllante è quadruplicato e questo aspetto "ha costituito una delle cause principali dello stato d’insolvenza".

Focalizzandoci sui numeri, nell’anno della vendita a Windhorst, il 2018, il prodotto di esercizio era di 45,6 milioni, in picchiata rispetto agli 86,2 del 2017. L’ultimo esercizio intero, il 2022, ha visto un prodotto di esercizio di 32,1 milioni. Il tracollo definitivo nel 2023, tant’è che al 30 settembre è sceso a 7,3 milioni.

Parallamente il giudice delegato del Tribunale di Bologna, Maurizio Atzori, si è riservato di decidere sull’istanza di insolvenza di La Perla Italia (la società che gestisce i negozi) presentata dalla Cgil per le dipendenti. Una decisione dovrebbe arrivare nel giro di circa due settimane.

ros. carb.