Monte Tondo, la cava non si amplierà

Lo ha stabilito la Provincia nel nuovo Piano infraregionale, definendo che si potrà estrarre solo la quantità di gesso già stabilita dalla legge

Monte Tondo, la cava non si amplierà

La cava di Monte Tondo (foto Tedioli)

La Provincia di Ravenna ha adottato il Piano infraregionale per le attività estrattive: l’ente con sede in piazza Caduti per la Libertà a Ravenna ha alla fine deciso di fare proprio lo scenario B elaborato dallo studio commissionato dalla Regione Emilia Romagna alcuni anni fa, quello insomma che consente di estrarre a Monte Tondo la quantità di gesso già stabilita dalla legge – la Provincia riporta una "disponibilità di tout venant gessoso pari a 1,7 milioni metri cubi", rimanendo negli attuali limiti del perimetro di cava. Il riconoscimento Unesco della Vena del Gesso a Patrimonio dell’Umanità è salvo? Per adesso sembrerebbe di sì. Il Piae vagliato dalla Provincia si presenta aderente a quanto specificato in sede Unesco dalla Regione e dai Ministeri coinvolti circa la volontà di non ampliare la cava di Monte Tondo, elemento centrale nel "sì" dell’organizzazione Onu dato ai gessi dell’Emilia Romagna.

Tuttavia alcuni dettagli sembrano lasciare spiragli legislativo-amministrativi in direzione di un futuro ampliamento della cava. La richiesta della Federazione speleologica regionale di rendere questo piano per le attività estrattive quale l’ultimo relativo a Monte Tondo – mettendo nero su bianco la chiusura della cava fra una decina d’anni – è infatti stata respinta. Al momento, nel piano territoriale del Parco della Vena del Gesso, Monte Tondo è per buona parte compreso in una sottozona lasciata volutamente al di fuori dell’area protetta: scelta, quella adottata dall’Ente Parchi, che sembra insomma capace di creare un combinato disposto il quale in futuro potrebbe addirittura spalancare l’ipotesi di un ampliamento della cava, benché lo scenario B escluda quell’ipotesi.

Di Monte Tondo e della sua cava insomma si continuerà a parlare ancora per almeno qualche anno. Regione e Ministero dell’Industria dovranno infatti mettersi in moto per accelerare la riconversione dell’impianto di Casola Valsenio, che in tempi relativamente brevi dovrà basare la sua produzione non più sul gesso di cava ma sul cartongesso riciclato – scenario che spalanca alcuni interrogativi: c’è sufficiente cartongesso di riciclo per sostenere una fabbrica di quelle dimensioni? Un’azienda alimentata da un flusso quasi ininterrotto di camion carichi di cartongesso potrà rimanere a Casola o dovrà spostarsi più vicina alla via Emilia? Quesiti cui dovrà essere data risposta in breve tempo.

Filippo Donati