Ortazzo e Ortazzino Contro il cemento già due sentenze della magistratura

I pronunciamenti di Tar e Consiglio di Stato diedero ragione al Comune. Lo scontro in aula fu tra l’ente locale e l’Immobiliare Lido di Classe. L’assessore Del Conte: "Territorio al riparo da ogni mira edificatoria".

Ortazzo e Ortazzino  Contro il cemento  già due  sentenze  della magistratura

Ortazzo e Ortazzino Contro il cemento già due sentenze della magistratura

di Carlo Raggi

Tutela dell’Ortazzo e Ortazzino: c’è un argomento che potrebbe tagliare la testa al toro, e definitivamente, in relazione alla possibilità di costruire (con grande soddisfazione non solo dell’intera comunità, ma anche della fauna, daini e lupi in primo luogo) ed è fornito dalle decisioni del Tar e del Consiglio di Stato adottate negli anni Ottanta e di cui non era mai emersa traccia. Due sentenze conformi che hanno dato ragione al Comune di Ravenna in merito al provvedimento adottato nel 1979 con cui si intervenne amministrativamente per stoppare le mire edificatorie della Immobiliare Lido di Classe, mire edificatorie che, come si sa, erano state legittimate negli anni Sessanta dalla allora giunta comunale Dc-Pri-Psi-Psdi-Pli che aveva previsto la cementificazione del litorale a sud del Bevano.

È l’assessore all’Urbanistica Federica Del Conte a portare alla luce questi due fondamentali atti della giurisdizione amministrativa di primo e secondo grado di cui v’è traccia nei registri del Comune, ma che, trattandosi di documenti di quasi 40 anni fa, nella loro estensione cartacea sono invece all’archivio comunale e di non sollecito recupero. "Andò così. La sentenza del pretore Andreucci – riepiloga Federica Del Conte –, riguardò solo una parte della vasta area per la quale la società Immobiliare aveva ottenuto il permesso a costruire, tanto che con il Prg del 1973 il Comune (Giunta Canosani Pci-Psi, ndr) invertì la rotta e ridusse drasticamente le possibilità edificatorie a sud del Bevano. Poi ci fu un ulteriore passaggio nel 1979 con l’approvazione di una variante al Prg con cui fu cancellata ogni possibilità urbanistica nella zona dell’Ortazzo-Ortazzino. Contro questa decisione politico-amministrativa la società Immobiliare Lido di Classe fece ricorso al Tar, ma i giudici lo respinsero. E anche il Consiglio di Stato, cui la Immobiliare si appellò, confermò la sentenza di primo grado. Un fatto fondamentale, questo, che pone il Comune al riparo rispetto a qualsiasi eventuale rivendicazione della società proprietaria di quei 500 ettari". Successivamente alla decisione del ‘79, l’area, all’epoca tutelata solo dalla Convenzione di Ramsar, rientrò poi nelle tutele naturalistiche previste dalle successive legislazioni e da ultimo, in questo secolo, è entrata a far parte del Parco del Delta del Po: "Dati di fatto e tutele che mettono al riparo quel territorio da ogni mira edificatoria", sintetizza l’assessore Del Conte. A proposito del Parco del Delta c’è da registrare una nota in cui l’Ente in primo luogo smentisce quanto scritto nel contratto di compravendita fra Immobiliare Lido di Classe e Cpi Real Estate Italy spa (che ha acquistato i 500 ettari) e cioè che il Parco non ha esercitato a suo tempo (fra il 19 ottobre 2022 e il 19 gennaio 2023) il diritto di prelazione. "Nonostante le difficoltà di comunicare con il liquidatore (della Immobiliare ndr) che seguiva la compravendita, tale volontà è stata formalizzata il 9 novembre 2022", si legge nella nota. "Proprio per questo l’Ente Parco sta valutando l’opportunità di procedere alla verifica della regolarità procedimentale della stessa compravendita".

L’Ente Parco smentisce poi di aver "richiesto un finanziamento al Comune o alla Provincia di Ravenna, poiché tale richiesta è stata formalizzata esclusivamente alla Regione": una smentita che pare contraddire però quanto scritto nella nota dell’8 agosto che compare nel sito internet del Parco e il cui contenuto principale mirava a giustificare il mancato intervento proprio per la mancata concessione di un mutuo di 500mila euro da parte di due banche: "Il Parco ha bussato a tutte le porte, chiedendo finanziamenti anche agli Enti locali, presentando dossier che illustravano l’importanza del sito e le possibilità di conservazione e valorizzazione, ma ciò non ha sortito l’apertura di linee di credito", si legge. Infine l’Ente Parco ribadisce la totale salvaguardia dell’area dell’Ortazzo-Ortazzino da rischi edificatori e spiega come 71 ettari siano inseriti nella zona A "di tutela integrale, unica di tutto il parco del Delta, in cui nemmeno è consentito l’accesso; 340 ettari nella zona B di tutela generale in cui le uniche attività consentite sono quelle finalizzate alla conservazione della natura e 72 ettari nella zona C di tutela ambientale in cui è consentita la fruizione dei vialetti (le strade costruite 50 anni fa, ndr) per attività del tempo libero, senza veicoli a motore e purché non si disturbi la fauna". Un bel passo avanti rispetto al luglio del 1991 quando proprio su quelle strade e in quella pineta (oltre la rete che fiancheggia viale dei Lombardi) si svolgevano le esercitazioni militari! (prontamente cessate solo dopo l’inchiesta pubblicata su il Resto del Carlino).