Quando la banca produce vino. Alta qualità sulle colline romagnole

Nel Parco del Gesso, l’azienda Terre della Rocca acquisita all’asta e rilanciata dalla Banca di Bologna

Quando la banca produce vino. Alta qualità sulle colline romagnole

Quando la banca produce vino. Alta qualità sulle colline romagnole

A mezzogiorno in punto una volta alla settimana, quasi sempre il venerdì, il fragore dell’esplosione sale impetuoso dalla cava di gesso, accarezza le colline, scivola lungo i calanchi e poi si perde nelle valli vicine. Col botto di Montetondo hanno imparato a convivere tutti coloro che gravitano nell’area a ridosso del Parco regionale della Vena del gesso romagnola, nella valle del Senio, tra Riolo Terme e Casola Valsenio. È come il rintocco di un antico campanile che scandisce la vita delle persone e delle cose.

E proprio il fragore della cava di gesso ha dato il nome ad uno dei vini di punta di un’azienda vinicola-modello, Terre della Rocca, di proprietà della Banca di Bologna che la acquisì all’asta trasformandola radicalmente. La bottiglia di Albana superiore ispirata all’appuntamento dell’esplosione, infatti, si chiama ‘Alle dodici a Montetondo’, vino autoctono bianco della Romagna, proveniente dal vitigno simbolo impiantato sulle argille rosse che sfilano da Bertinoro a Dozza. Uno si chiede: perché un istituto di credito investe nel vino? Non è una scelta così anomala, anzi. Terre della Rocca è diventato un luogo di rappresentanza e vocato agli eventi che produce vini di qualità (senza l’ambizione di grandi numeri) della Romagna felix, collocato in un ambiente magico. La sfida nelle terre del gesso prende il via nel 2018 e nel giro di sei anni il podere Trinzano è diventato una realtà produttiva. Banca di Bologna Real Estate, dopo aver acquisito l’area all’asta, decise la scommessa che consisteva nel rigenerare un territorio vasto 50 ettari con 23 di vigneti praticamente in stato di abbandono. La gamma attuale Terre della Rocca comprende tre etichette a base sangiovese, la Furha e il Graben e il Trinzano, e due etichette a base albana, Ysola (metodo classico a dosaggio zero) e Alle dodici Montetondo (fermo) per una produzione annua di circa 10.000 bottiglie alle quali se ne aggiungono altre 7.000 in affinamento sui lieviti da oltre un anno. In regia operano Francesco Marchi, agronomo con vocazione al rispetto ambientale, e Giorgio Melandri, esperto di vino e degustatore professionista. In ossequio al rispetto ambientale si predilige la tecnica cosiddetta del sovescio, che consiste nella semina di miscugli di erbe interrati tra i filari. Questa soluzione naturale permette un arricchimento del terreno ed una maggiore capacità di trattenere l’acqua piovana per restituirla quando c’è siccità. A luglio Terre della Rocca ha ottenuto la certificazione bio. Dice Marco Cavalieri, direttore di Real Estate di Banca Bologna: "L’ambizione è coniugare qualità e territorio nel solco della tradizione per valorizzare quest’angolo di Romagna".