Simboli del boom petrolifero. Addio alle torri dell’ex Sarom. Faranno posto al parco solare

Ravenna: via alla demolizione, furono costruite nei primi anni cinquanta per la raffineria. L’area sarà acquisita dall’autorità portuale per realizzare un maxi impianto fotovoltaico.

Simboli del boom petrolifero. Addio alle torri dell’ex Sarom. Faranno posto al parco solare

Simboli del boom petrolifero. Addio alle torri dell’ex Sarom. Faranno posto al parco solare

Da settant’anni fanno parte del patrimonio visivo, sociale e storico dei ravennati: non per niente Michelangelo Antonioni nel 1964 scelse lo sfondo di quelle due Torri Hamon per il raffreddamento dell’acqua utilizzata nella raffineria Sarom, per una delle scene emblematiche di "Deserto Rosso" con Monica Vitti in primo piano. Inutilizzate dagli anni Ottanta e rimossi tutti gli altri impianti della raffineria agli inizi del secolo, adesso quei due emblemi di un’epoca, erano i primi anni Cinquanta, in cui Ravenna passava da una economia agricola a una economia industriale, stanno per essere demoliti. Nell’area di 25 ettari in cui sorgono, ai margini del porto canale Candiano, area che quarant’anni fa fu acquistata da Agip (cui il cavaliere del lavoro Attilio Monti vendette la raffineria) e che ora sta per diventare di proprietà dell’Autorità Portuale, sorgerà un grande impianto fotovoltaico per fornire energia elettrica al porto. La notizia dell’imminente demolizione ha indotto Italia Nostra a notificare al ministero della cultura, alla soprintendenza, all’Autorità Portuale e alla Procura della Repubblica di Ravenna una molteplice istanza di verifica "sul progetto di demolizione, sulla sussistenza dell’interesse culturale delle due Torri Hamon ovvero sulla sussistenza del vincolo paesaggistico ope legis su immobili in fase di acquisizione al patrimonio pubblico assoggettati al rischio imminente di abbattimento". La costruzione della raffineria Sarom (Società azionaria per la raffinazione degli olii minerali), su progetti dell’ingegnere Giorgio Kaftal e dell’architetto Melchiorre Bega, fu avviata nel 1951 accanto ai depositi costieri del Gruppo Italiano Petrolifero che sorgevano sulla destra del porto canale, davanti al cimitero monumentale. Numerose le imprese che vi lavorarono e fra queste la Cmc e l’Acmar: in particolare fu quest’ultima a realizzare le due torri di raffreddamento. Nell’estate del 1952 la raffineria era già in attività; occupava oltre duecento persone, fra operai e tecnici, ed era in grado di immagazzinare 60mila metri cubi di petrolio e di produrre oltre mille tonnellate giornaliere di benzina. Nel 1980 la Sarom fu venduta all’Agip e nel 1985 cessò l’attività di raffinazione. Per un certo periodo lo stabilimento assolse alla funzione di deposito costiero strategico di petrolio, poi anche questo ruolo nel 1995 venne meno. E da allora l’area è abbandonata.

Quando a cavallo del nuovo secolo venne redatto il piano di riconversione urbanistica di quei 25 ettari, si procedette alla bonifica e allo smantellamento di tutte le strutture in ferro della raffineria, mentre le due torri costruite in blocchi di cemento furono lasciate in sito nella prospettiva di un utilizzo sotto il profilo di archeologia industriale. Come ricorda l’allora sindaco Vidmer Mercatali furono fatte verifiche e valutazioni a tal fine, ma a conclusione si ritenne che non solo i costi per il restauro erano proibitivi ma che, per via della tipologia della struttura, l’interno non sarebbe stato in alcun modo fruibile. Già all’epoca presentavano parti molto degradate. Ora quelle torri, che nel dopoguerra hanno fatto parte del patrimonio visivo di chi in bici andava al mare a Marina lungo via d’Alaggio e che hanno continuato a far parte dello skyline fino ai nostri giorni, hanno le ore contate e se Procura da una parte e soprintendenza dall’altra non ravviseranno elementi per intervenire, da martedì potrebbe iniziare la demolizione. La mastodontica gru che reggerà la pinza demolitrice è già installata.